Fondali profondi 250 metri e una grande varietà di specie

8 Aprile 2017

La Fossa di Pomo, in croato Jabuka pit, è uno dei bacini più importanti per l’economia della pesca dell’Adriatico. In questo tratto di mare che raggiunge i 250 metri di profondità tra acque italiane,...

La Fossa di Pomo, in croato Jabuka pit, è uno dei bacini più importanti per l’economia della pesca dell’Adriatico. In questo tratto di mare che raggiunge i 250 metri di profondità tra acque italiane, internazionali e croate, si trovano le aree di riproduzione di specie ittiche pregiate quali scampi e naselli. Ma è importante anche per tutelare diverse specie di molluschi e crostacei quali rane pescatrici, merluzzetti e moscardini. La sua storia è travagliata. Per tutelare questo prezioso habitat, nel 1998 fu istituita una zona di tutela biologica con divieto di pesca a strascico e altri tipi di pesca distruttivi. Successivamente la Fossa di Pomo è stata riaperta nel 2003 per poi essere chiusa nuovamente nel 2009. Due anni dopo, siamo al 2011, è stata bloccata solo la pesca a strascico. Mentre gli ambientalisti hanno chiesto almeno tre anni di chiusura completa per permettere il ripopolamento delle specie ittiche, l’area (una porzione di mare extraterritoriale di circa 2500 chilometri quadrati) è stata chiusa nel 2015 e poi riaperta nell’ottobre scorso dopo un anno di fermo biologico per i pescatori croati e italiani che utilizzano i sistemi a traino. (y.g.)