Fondi per assumere, società condannata

12 Novembre 2017

Dovrà risarcire la Regione per 364mila euro. Corte dei conti: «Soldi utilizzati in modo difforme rispetto al programma»

PESCARA . Avevano ottenuto un finanziamento nell’ambito del Por Abruzzo di 364mila euro. Quei soldi, stanziati per il programma comunitario “Lavorare in Abruzzo” dovevano servire per assumere 27 dipendenti a tempo indeterminato, e comunque per un periodo minimo non inferiore a 24 mesi, contribuendo «all’elevazione dei livelli occupazionali, nonché al conseguimento di una crescita duratura e della coesione economica e sociale».
Secondo la Guardia di Finanza di Pescara il denaro, invece, sarebbe stato utilizzato per finalità diverse rispetto al programma europeo per il quale era stato stanziato, e ora la società Caslam, con sede legale a Francavilla e sede operativa a Montesilvano, e la legale rappresentante all’epoca dei fatti contestati, Gianna Libertini, dovranno risarcire la Regione per complessivi 364mila euro, compresi i 7mila euro derivanti dal danno da disservizio.
Lo ha deciso la sezione giurisdizionale per l’Abruzzo della Corte dei conti (Tommaso Miele, presidente, Federico Pepe, relatore, Gerardo de Marco, consigliere), che ha condannato la società e l’allora rappresentante legale a restituire il denaro. La Corte ha anche convertito in pignoramento il sequestro preventivo di alcuni beni della Libertini, disposto in precedenza, per un valore di circa 181mila euro.
Secondo il rapporto che la Guardia di Finanza aveva rimesso alla Corte dei conti, la Caslam, che opera nel campo della vendita di calzature e abbigliamento, avrebbe assunto personale già dipendente da un’altra società alla quale era in qualche modo collegata, eludendo in questo modo le finalità del programma europeo. «La condotta degli amministratori di Caslam», ha sostenuto l’accusa erariale portata avanti dal vice procuratore Massimo Perin, «ha indotto i funzionari della Regione Abruzzo a ritenere che le unità di personale fossero state assunte ex novo, mentre invece si trattava di unità già alle dipendenze di altra società del gruppo. Caslam, inoltre, ha distratto i finanziamenti ricevuti mediante distacco di dipendenti assunti con contributo regionale presso altre società, nonché licenziando personale prima dello scadere dei termini previsti dal regolamento per l’erogazione del contributo».
La Libertini si è costituita e, in una memoria che la sezione ritiene «tardiva», ha sostenuto «l’infondatezza degli addebiti mossi dalla Guardia di Finanza», si legge negli atti, «ed evidenziando che la revoca del contributo da parte della Regione non era fondata sull’insussistenza dei requisiti prescritti dall’avviso pubblico, bensì per irregolarità riscontrate nel Durc». Argomenti che non hanno convinto la sezione, che accogliendo la tesi dell’accusa, ha condannato la società e l’ex rappresentante legale per danno all’erario.
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