Fontanelle, allarme dei residenti «Ci minacciano e ci picchiano»

Aumentano gli episodi di criminalità in via Caduti per servizio, una donna malmenata dai teppisti Pettinari (M5S): «La situazione sta peggiorando. Regione, Ater e Comune devono intervenire»
PESCARA. «Ci picchiano, ci minacciano, ci prendono a parolacce, urlano e schiamazzano sotto le finestre pure di notte e ora ci ammazzano, bruciandoli, anche i gatti e ce li lasciano per strada o davanti alla porta di casa». Sono «esasperati e stanchi» i residenti di via Caduti per servizio, che ieri mattina si sono riuniti alla spicciolata davanti alla sede dell'associazione “Insieme per Fontanelle” per protestare, ancora una volta come accade da anni, contro la microcriminalità di quartiere.
Il gruppetto di coraggiosi chiede a Comune e Ater, titolari degli alloggi, «di mandare via gli abusivi e riassegnarli solo alla brava gente». E chiedono un «presidio fisso con i militari». Al loro fianco il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S), che non arretra mai «malgrado la paura e le minacce» che riceve in ogni quartiere dove combatte le sue battaglie per la legalità. «Fontanelle», spiega, «è un luogo simbolo delle nostre battaglie da oltre 20 anni, ma torno più volte nello stesso posto a combattere e a alla fine qualcosa si muove sempre. A via Rigopiano abbiamo mandato via una famiglia di cattivi, c'è voluto tempo ma ce l'abbiamo fatta». «Qui ci sono 500 alloggi Ater e del Comune», elenca Pettinari, «le occupazioni abusive sono aumentate, 6 famiglie detengono il mercato illecito di sostanze stupefacenti. Davanti ai portoni c'è la fila come al supermercato per avere una dose. Questi criminali possiedono armi, minacciano e picchiano le donne».
Una di queste è Letizia Carulli, 60 anni, risiede nella strada da 40 anni e non teme di uscire allo scoperto: «Mi hanno menato e spaccato il labbro dopo un litigio», racconta in lacrime, «ho denunciato tutto ai carabinieri. Io vivo sola dopo la morte di mio marito, non ho paura di loro ma ne voglio andare, sto cercando casa anche perché la mia è troppo umida e mi sono ammalata di bronchite». L'ex carabiniere, Mario Berardinucci, invita gli amministratori comunali a «venire qui e vedere che succede». Altri preferiscono restare anonimi per timore di ritorsioni, ma raccontano le vessazioni quotidiane: «Non ce la facciamo più a reggere i livelli di prepotenza di questi piccoli delinquenti, che si trincerano dietro le famiglie e se proviamo anche solo a dire: sono le due di notte, smettetela di urlare e giocare a pallone ci rispondono a parolacce e ci minacciano: vuoi campare poco? ci dicono. Mentre gli adulti si chiudono dietro le porte blindate e spacciano. Vogliamo vendere le case, ma chi se le compra qui?». Chiude Pettinari: «La gente ha paura e far crescere i giovani in questi ambienti è ingiusto. Regione, Ater e Comune procedano ai censimenti e assegnino le case alle persone perbene».

