Fontanelle, la droga è nei tombini I nascondigli scoperti dai residenti

Gli abitanti di via Caduti per servizio consegnano la mappa dello spaccio a Domenico Pettinari E il vice presidente del consiglio regionale denuncia: tutto avviene davanti alle casette per i disabili
PESCARA. I cittadini onesti sanno. Sanno dove viene nascosta la droga fuori alle case popolari di via Caduti per servizio, proprio dove sono stati realizzati gli alloggi per i disabili. Sanno anche chi spaccia e chi compra quella droga, perché ogni giorno spiano i movimenti di chi va e chi viene, e prendono appunti sui numeri di targa delle auto (ne hanno segnati 45). È tutto scritto nella “mappa della droga” consegnata dai residenti al vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari (M5s) che ieri mattina ha fatto un giro in quella zona lanciando un appello affinché si intervenga per tutelare le famiglie oneste. «Qui non si può stare più. I cittadini perbene vivono nella paura perché vengono minacciati, si sentono urlare contro delle frasi come “Vi facciamo saltare in aria, vi mettiamo fuoco alle macchine e alle case”. Insomma è un inferno, è come stare in guerra», ha detto Pettinari usando le stesse espressioni forti ripetute più volte in passato per richiamare l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine sui quartieri popolari a rischio.
È una denuncia dettagliata, quella che parte da uno degli angoli più nascosti di Fontanelle. Perché la mappa recapitata a Pettinari indica con precisione i nascondigli della droga, e cioè alcuni tombini situati davanti alle casette per i disabili, quelle a piano terra dei palazzi popolari di via Caduti per servizio, i più arretrati rispetto a via Tirino. E c’è anche un altro punto segreto usato dagli spacciatori, si trova all’angolo estremo degli edifici, dove c’è una rete metallica abbondantemente coperta dall’edera. «Certo non dovrebbero essere i cittadini a effettuare queste segnalazioni e a controllare la città, perché ci sono delle istituzioni preposte. Io, invece, ci metto la faccia. E spero che i signori della droga, che qui spadroneggiano, abbiano paura di noi, che rappresentiamo lo Stato», ha detto ancora Pettinari. Fino a ora i segnali non sono stati incoraggianti. Dopo l'ultima diretta Facebook su questi temi, Pettinari ha subito un’aggressione verbale in strada, in via Carlo Alberto dalla Chiesa, da due balordi che gli hanno chiesto a brutto muso di «smetterla», di «non parlare più di spaccio di droga». Lui ha preso il telefono e chiamato la polizia, «sono spariti rapidamente», ha raccontato Pettinari. Ma sono episodi che non scalfiscono la determinazione del vice presidente del Consiglio regionale in una battaglia che porta avanti da almeno dieci anni. Le proposte, l’appello alla Regione e al Comune, sono sempre le stesse. «Vanno liberate le case popolari occupate abusivamente (una quindicina) visto che all’interno ci sono persone che hanno automobili da 70mila euro. Basterebbe applicare la legge regionale 96/96, per arrivare agli sfratti. La normativa consente anche di cacciare chi delinque o ha riportato condanne. Sarebbe un gesto a tutela dei cittadini onesti, che hanno una paura tremenda di questa convivenza e chiedono di essere tutelati, chiedono sicurezza. Sarebbe anche un modo per tutelare 500 famiglie in graduatoria per una casa». Si potrebbe fare altro, per Pettinari, come ha già chiesto decine di volte, a prefetti e questori. «Qui serve un presidio fisso delle forze dell'ordine, come quello del 2011: all’epoca sembrava di essere arrivati in Paradiso. Ma durò solo 6 mesi».

