Forestieri: non ho presentato richiesta di patteggiamento

22 Settembre 2016

PESCARA. Nessuna richiesta di patteggiamento. Al contrario. Assistitito dal suo avvocato Fabrizio Rulli, l’ex direttore generale dell’Aca (dal 2012 al 2014), Candeloro Forestieri, ha già prodotto...

PESCARA. Nessuna richiesta di patteggiamento. Al contrario. Assistitito dal suo avvocato Fabrizio Rulli, l’ex direttore generale dell’Aca (dal 2012 al 2014), Candeloro Forestieri, ha già prodotto una consulenza di parte per smontare la tesi dell’accusa nel procedimento penale sul dissesto del consorzio acquedottistico da 120 milioni di euro.

Del caso, si è dato conto in un articolo pubblicato ieri dal Centro, ma per una svista nella titolazione (di cui ci scusiamo con il diretto interessato e con i lettori) è stato pubblicato un nome errato per l’unica richiesta di patteggiamento presentata martedì scorso davanti al giudice dell’udienza preliminare , Gianluca Sanandrea.

A chiedere l’applicazione della pena (due anni e 4 mesi) è stato infatti il solo Giuseppe Di Michele, ex vicepresidente dell’Aca, dal 2009 al 2013, non certo Forestieri che assieme agli altri imputati andrà fino in fondo nel procedimento giudiziario per dimostrare la propria innocenza. Ricordiamo che in udienza preliminare sono comparsi come imputati, oltre a Forestieri e Di Michele, Ezio Di Cristoforo, ex presidente (2009-2013), Bartolomeo Di Giovanni, direttore generale dal 1999 al 2012 e Concetta Di Luzio, componente del consiglio di amministrazione dal 2010 al 2013.

Nella stessa udienza, la difesa di Forestieri ha depositato una perizia di parte e altri hanno chiesto di poter fare la stessa. L'udienza è stata aggiornata al 17 gennaio. Tutti e cinque sono accusati di bancarotta fraudolenta, patrimoniale e documentale, e truffa, perché, secondo la tesi accusatoria formulata dalla pm Annarita Mantini, allo scopo di «recare pregiudizio ai creditori e di procurare a sé o agli altri un ingiusto profitto», avrebbero falsificato bilanci e scritture riguardanti gli esercizi 2009, 2010, 2011 e 2012.

I cinque avrebbero inoltre omesso «fraudolentemente di iscrivere consistenti componenti negative di reddito, ovvero indicavano maggiori proventi straordinari» rappresentando «falsamente utili di esercizio in realtà inesistenti».

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