Formazione del personale con il rilancio dei distretti

5 Settembre 2023

Miccio (commissario Zes): così cresce la qualità di aree con produzioni di nicchia, si combatte lo spopolamento e si garantisce la permanenza di servizi essenziali

PESCARA. Funziona così: la Zona economica speciale (Zes) attrae investimenti, l’Academy crea competenze e la start up innova. Una filiera che può risultare vincente sul mercato della competizione territoriale in termini di sviluppo, occupazione, ricchezza, qualità dell’offerta dei prodotti, ripopolamento e potenziamento dei servizi. Tre anelli che per Mauro Miccio, commissario delle Zes in Abruzzo, vale la scommessa infilare l’uno nell’altro in ciascuno dei distretti industriali dell’Abruzzo per realizzare quella catena che lega a una nicchia di territorio un circuito virtuoso fatto di peculiarità ed eccellenze. Ora, le Zes ci sono, alcune start up pure, bisogna generare le Academy.
«In fondo», spiega Miccio, «si tratta di creare nuova occupazione per un nuovo sviluppo partendo dai lavori per la realizzazione delle infrastrutture di cui stiamo dotando le zone produttive grazie a 50 milioni di euro di investimenti. Le Academy, con le start up innovative, possono dare occupazione immediata alle imprese dei territori in cui queste iniziative si svolgono e generare ripopolamento nelle aree interne. Penso a competenze qualificate per mantenere una tradizione industriale ma puntando allo sviluppo e all’innovazione tecnologica. Possiamo migliorare la competitività dei distretti industriali coinvolgendo direttamente le imprese del posto: penso a Fara San Martino per il settore della pasta, alla Val di Sangro per l’automotive, a Pratola-Sulmona-Avezzano per l’utilizzo di nuove energie e al settore delle batterie elettroniche. È chiaro che ci sarà sul posto l’attività formativa per il know how. Le Academy, di fatto, sono un passaggio più immediato e diretto per dare e trovare lavoro con corsi di sei mesi- un anno e che mettono subito le persone a lavorare».
Per Federico Fioriti, presidente di Innovalley, rete per l’innovazione tecnologica e sociale nata per dare valore al territorio della Val di Sangro e che gestisce 10 start up su energia, rinnovabili e manifattura, «è un progetto interessante perché genera start up a basso rischio ed è, allo stesso tempo, un modello per creare altra innovazione in aziende che già innovano. La logica è quella di andare a cercare start up tra chi viene da fuori o di farle nascere in imprese operanti: un ottimo veicolo di trasformazione. È una vera e propria scommessa perché orientata al futuro. Una scommessa sulla quale puntare anche per gli incentivi. Del resto la logica della Zes è di attrarre investimenti».
«Tutto quello che serve a valorizzare, a mantenere centrale anche l’attenzione della politica regionale e nazionale per l’area distrettuale della pasta», aggiunge Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino, «ci coglie non solo piacevolmente positivi e propositivi ma anche disponibili a mettere in campo risorse e immobili del Comune. Lo riteniamo un fatto identitario e socialmente ed economicamente rilevante per Fara San Martino e per un ampio comprensorio».
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