Forte e i giovani dal Papa: «Motivati, capaci di ascolto e pronti a mettersi in gioco»

21 Agosto 2023

L’arcivescovo di Chieti Vasto e gli abruzzesi alla Giornata mondiale di Lisbona «Con la fede e la carità di ognuno di loro, il futuro potrà essere migliore per tutti» 

Che cos’è stata la Giornata mondiale della Gioventù a Lisbona per i giovani che vi sono andati dall’Abruzzo e dal Molise? Va detto, anzitutto, che si è trattato di molti ragazzi, dai sedici anni in su, perché, oltre ai 450 partiti col gruppo organizzato dalla Conferenza Episcopale Regionale, ve ne sono stati parecchi altri, espressione del Cammino neocatecumenale, di Movimenti come i Focolarini, dell’Azione Cattolica e di altre aggregazioni ecclesiali. Da parte mia, avendo tenuto catechesi a migliaia di giovani provenienti da diocesi del Nord e del Sud Italia, oltre che legati al Rinnovamento nello Spirito Santo e ad altri gruppi organizzati da diverse Famiglie religiose, posso dire di aver incontrato ragazzi molto motivati, capaci di ascolto serio e profondo, che hanno posto domande nelle quali si mettevano in gioco con verità e amore a Dio e alla Chiesa. Questa è stata forse la caratteristica più interessante rispetto alle altre Giornate mondiali, cui ho partecipato: se alle prime venivano ragazzi di ogni genere ed esperienze, questa volta era chiaro che la stragrande maggioranza del milione e mezzo di giovani venuti era espressione di cammini di fede, che li avevano preparati con cura, aiutandoli a cogliere il messaggio che un evento come quello vissuto a Lisbona ha proposto. Chi si interroga sul senso del dolore e della morte, chi riflette con serietà sull’inutilità e la barbarie della guerra, chi si domanda perché tanti giovani dopo la pandemia fanno fatica a socializzare e si chiede che cosa si può fare per venire loro incontro, chi vorrebbe far conoscere il Signore a tanti che sembrano ignorarlo, è qualcuno che pensa unendo fede e intelligenza, per lasciarsi interrogare dalle sfide più urgenti dell’oggi e cercare risposte significative e vere.
Con i giovani venuti dalla nostra regione ho vissuto anche il pellegrinaggio a Fatima, dove fra il 13 maggio e il 13 ottobre 1917 tre ragazzi vissero una straordinaria esperienza di ascolto e di visione della Vergine Maria. Da lei affermarono di aver ricevuto un messaggio da trasmettere al mondo, il cui contenuto era effettivamente di singolare portata profetica: vi si annunciavano i grandi eventi del secolo da poco iniziato, le immani violenze che lo avrebbero caratterizzato, i totalitarismi ciechi che vi si sarebbero affermati, la loro fine, le persecuzioni dei credenti e la testimonianza fedele di molti di essi, culminante nel sigillo di sangue versato dal “Vescovo vestito di bianco, che prega per tutti”. Molti hanno riconosciuto in Giovanni Paolo II, ferito dall’attentato subito nel 1981, il realizzarsi di questa profezia. Le domande poste da Voltaire dopo il terremoto di Lisbona del 1755, che aveva provocato la morte di oltre centomila persone, e la sua conclusione che Dio o non esiste o è malvagio se permette simili tragedie, hanno trovato risposta proprio a Fatima con le parole della Vergine Maria: Dio c’è e ci ama fedelmente, ma non può fermare la libertà di chi con lucida consapevolezza vuol fare del male, come è accaduto nei vari totalitarismi del Novecento. La chiave di comprensione del cosiddetto “secolo breve” (Eric Hobsbawm) delle grandi conquiste scientifiche e mediatiche, del trionfo violento e del non meno traumatico declino delle ideologie prodotte dalla ragione moderna, è al cuore del messaggio instancabilmente proclamato da Papa Francesco nelle sue parole ai giovani: Dio solo è il Signore della vita e della storia! Egli ama tutti e ciascuno (“Todos, todos, todos”, come il Papa ha ripetuto con forza, con esplicito riferimento ai migranti da accogliere). Un’umanità senza Dio è un’umanità più povera; solo un affidamento umile e innamorato al Signore assicura speranza al mondo. La frase di André Malraux “il XXI secolo o sarà mistico o non sarà” sembra risuonare in tutta la sua forza nel segno che le apparizioni della Vergine Maria a Fatima imprimono al ‘900, messaggio che significativamente è riassunto nel fatto che nella corona posta in capo alla Madonna è incastonato il proiettile che il 13 maggio 1981 non riuscì a fermare San Giovanni Paolo II, segno che l’annuncio ai piccoli pastori riguardo alla signoria e alla vittoria di Dio non era stato smentito.
Alcune parole dette da Suor Lucia, l’unica dei tre Pastorelli che è morta anziana e che io ho avuto il dono di incontrare personalmente ammirandone la fede e la semplicità, restano come una consegna che l’esperienza di Lisbona e quanto ha detto il Papa hanno rilanciato al mondo: «La forza della presenza di Dio era così intensa, che ci assorbiva e annichiliva quasi completamente. Sembrava privarci anche dell’uso dei sensi corporali. La pace e la felicità che sentivamo erano grandi, ma tutte interiori, con l’animo completamente raccolto in Dio». Solo nell’affidamento al Signore potremo trovare senso alla vita e pace per il mondo: e questo i giovani venuti a Lisbona sembrano averlo compreso e accettato con straordinaria convinzione e meraviglioso entusiasmo, portandosi nel cuore la certezza che con la forza della fede e lo slancio della carità di ognuno di loro il futuro potrà essere migliore per tutti.
(* arcivescovo della diocesi
di Chieti Vasto)
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