Forza Italia partito leader chiede i primi due assessori

9 Giugno 2014

Tre seggi a testa per la lista civica Montesilvano in Comune e Ncd-Udc I grillini in consiglio con Anelli, Ballarini e Straccini. Il Pd prende tre consiglieri

MONTESILVANO. Sette consiglieri a Forza Italia, per ora tutti con un passato (prossimo) in Comune, tre alla lista civica Montesilvano in Comune, altri tre a Nuovo centrodestra - Udc e due a Montesilvano Futura. È questa la maggioranza del sindaco Francesco Maragno in consiglio comunale: i numeri della maggioranza, 16 compreso Maragno, sono certi, ma i nomi e i cognomi ancora no. Perché, dopo la vittoria e la festa andata avanti fino all’alba nel comitato di corso Umberto, Maragno dovrà trovare i suoi assessori e gli incarichi affidati agli eletti, a partire dai più votati, determineranno i nuovi ingressi in consiglio. Però, la formazione della giunta dipenderà dalla risposta a una domanda innocente: ma Maragno, finanziere di 42 anni, due figli e sposato con Cristina, la figlia del costruttore Raffaele Di Giovanni, è di Forza Italia o di Ncd-Udc? Nella risposta sono racchiusi gli equilibri e i prossimi passi della politica di Montesilvano.

Tre donne? Per Maragno, chiudere la partita degli assessori, che dovrebbero essere 7, sarà il primo scoglio: una questione su tutte è la rappresentanza delle donne in giunta. L’ex sindaco Di Mattia si è ritrovato nel pantano perché obbligato a nominare solo un assessore donna mentre ora, secondo l’ultima norma sulle quote rosa, su 7 componenti, almeno tre dovrebbero essere di sesso femminile. Allora, la prima che potrebbe entrare è Manola Musa, imprenditrice di Forza Italia con i suoi 509 voti e già assessore a Manutenzione e Cimiteri con l’amministrazione Cordoma.

Comardi già dice no. Musa non è la donna più votata: la prima è Deborah Comardi (638) ma lei, studentessa, quasi sicuramente dovrebbe rifiutare ogni proposta. Su questo no, peserebbero i consigli dei genitori di Comardi, l’ingegnere Kennedy Pettine e l’architetto Aurelio Colangelo: entrambi vorrebbero che la figlia restasse consigliere senza altri incarichi, almeno per ora.

Di Giovanni-De Felice. Anche Ncd-Udc potrebbe schierare una donna: se Barbara Di Giovanni, imparentata con Maragno, non entrasse in giunta, potrebbe esserci spazio per Valentina Di Felice, figlia dell’ex assessore Emidio Di Felice, che vanta una dote di 306 preferenze. A questo punto, però, trovare la terza donna assessore potrebbe essere una spina per Maragno.

De Martinis vicesindaco? Nella giunta che verrà, ci sarà quasi sicuramente Ottavio De Martinis di Forza Italia: il poliziotto è il più votato (735) e ha già dato la sua disponibilità a fare l’assessore. A De Martinis potrebbe essere offerto anche l’incarico di vicesindaco ma questo dipenderà, soprattutto, dal partito di appartenenza Maragno.

Cilli quasi certo. Un altro che potrebbe quasi certamente fare l’assessore è Paolo Cilli, ingegnere, di Montesilvano in Comune (455): Cilli avrebbe dato la sua disponibilità ma non per le deleghe a Lavori pubblici e Urbanistica. Anche Ernesto De Vincentiis (447), già vicesindaco con Cordoma e assessore al Turismo, potrebbe essere un futuro componente della giunta: prima che la coalizione scegliesse Maragno candidato, De Vincentiis, geometra di professione, aveva annunciato di essere pronto a correre. Quarto uomo potrebbe essere Adriano Tocco, direttore d’albergo (Montesilvano in Comune).

Tre grillini all’opposizione. In minoranza, con il candidato sindaco del centrosinistra Lino Ruggero, tre consiglieri del Movimento 5 Stelle: insieme al candidato sindaco Manuel Anelli, Paola Ballarini e Gabriele Straccini. Tre seggi anche al Pd con l’ex assessore ai Lavori pubblici Feliciano D’Ignazio e gli ex consiglieri Gabriele Di Stefano e Pietro Gabriele. Torna in aula anche Enea D’Alonzo (Abruzzo civico), già assessore con Di Mattia. Debutta in consiglio Paolo Rossi, già a capo della società partecipata dal Comune Palacongressi spa.

Di Mattia resta fuori. Escluso eccellente dal consiglio è Attilio Di Mattia, l’ex sindaco sfiduciato il 13 febbraio scorso quando 13 consiglieri, dopo la colazione in un bar di piazza Salotto a Pescara, sono saliti nello studio di un notaio per firmare le dimissioni e sfiduciarlo: sostenuto da una lista, Montesilvano che Vogliamo, Di Mattia ha avuto solo 1.156 voti.

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