Foschi finisce sotto inchiesta per il video-denuncia sui vigili

Il consigliere della Lega indagato per procurato allarme: a luglio 2019, accusò sui social la municipale di avere lasciato il comando incustodito e l’armeria senza controllo. Ma un altro documento lo smentì
PESCARA. La sua intenzione era forse quella di colpire l'attuale giunta Masci e in particolare il comandante dei vigili urbani dell'epoca, Carlo Maggitti, ma la cosa gli si è ritorta contro. Armando Foschi, consigliere comunale della Lega, ex assessore alla polizia municipale e presidente della commissione sicurezza, è finito sotto inchiesta (appena conclusa con l'avviso di conclusioni delle indagini) con l'accusa di procurato allarme. Foschi, il 17 luglio 2019, aveva postato sui social un video denuncia da lui stesso girato all'interno del comando della municipale che appariva deserto e incustodito, con l'armeria senza controllo. «Un episodio gravissimo», aveva tuonato il consigliere comunale, raccontando nei dettagli il suo blitz in un comando dove «ho trovato», aveva detto, «la porta d'ingresso spalancata e mi sono ritrovato in un edificio completamente vuoto: zero personale dentro la guardiola, zero lungo i corridoi del pianterreno dove pure ci sono gli uffici aperti al pubblico». Il blitz sarebbe avvenuto in orario di chiusura, ma quel video sollevò comunque un caso anche a livello politico e costrinse l'allora comandante ad andare davanti alla commissione sicurezza per fornire ogni chiarimento sull'accaduto. Ma la cosa, oltre che a livello politico, era stata notata anche dalla procura che, d'ufficio, aveva aperto un fascicolo per accertare se quelle accuse fossero davvero fondate. Nel frattempo, Maggitti aveva svolto le sue indagini e organizzato una conferenza stampa per smentire Foschi e mostrare un "controvideo" estratto dalle telecamere interne. Secondo Maggitti in quel momento Foschi non era affatto solo perché, arrivando, aveva incontrato fuori da quella porta un maresciallo che smontava dal servizio e un agente scelto che era in servizio e aveva varcato la porta d'ingresso proprio negli istanti in cui lo aveva fatto Foschi. La magistratura aprì un'inchiesta per verificare se quella denuncia sui social fatta da Foschi rispondesse a verità. E mentre il sindaco Carlo Masci dava disposizioni per disporre una indagine interna e verificare ogni aspetto della questione portata all'attenzione dell'opinione pubblica e che poteva costituire per quest'ultima anche un motivo di preoccupazione (soprattutto quando si parlava dell'armeria lasciata incustodita), nello stesso tempo la procura portava avanti la sua inchiesta. Maggitti veniva ascoltato dal pm Luca Sciarretta, titolare del caso, e acquisiva tutti gli elementi necessari per accertare la verità su quella "denuncia" del leghista. Ma non è emerso nulla e a finire nei guai è stato proprio Foschi, mai sentito in procura e che ora avrà la possibilità di farlo o di chiedere altre indagini prima che la procura formalizzi la richiesta di processo a suo carico.

