Foto e cuori di fiori: Città Sant’Angelo piange il suo Matteo

Folla in lacrime alla cerimonia di addio a Martellini, morto domenica sul Gran Sasso. Gli amici: era uno spirito libero
CITTÀ SANT’ANGELO. Matteo immerso nella natura selvaggia, che si affaccia da una tenda o da un camper, che strimpella una chitarra. Nelle immagini è quasi sempre da solo.
Solo. Come domenica scorsa quando la morte lo ha colto all’età di 37 anni dopo una scivolata di 300 metri sui ghiacci del Gran Sasso. I mille volti di Matteo Martellini sono impressi sulle fotografie sparse sul tavolo, accanto all’album delle firme, dove ognuno ha potuto scrivere un pensiero e portare a casa una foto ricordo. Le tante avventure e le curiosità dell’escursionista di Città Sant’Angelo che ha perso la vita (a causa della caduta, come emerso dall’autopsia svoltasi all’Aquila) mentre esplorava le montagne abruzzesi che amava, raccontate dalle immagini appiccicate al pannello sul cavalletto posto accanto alla bara ricoperta di rose e gerbere bianche e circondata da tante corone di fiori a forma di cuore.
Immagini che raccontano chi era Matteo e quali erano le sue passioni, tra cui la pallamano. Così ha voluto la famiglia, papà Tommaso, mamma Antonietta Presutti, infermiera in pensione dell’ex ospedaletto e il fratello Mauro, che ieri mattina hanno salutato Matteo nella casa funeraria De Bonis di via D’Annunzio affollata di amici, parenti e conoscenti. Uno a uno, a decine, hanno sfilato davanti a mamma Antonietta, assisa sul divano, con gli occhiali scuri a coprire occhi che non hanno più lacrime. Per lei, il dolore senza fine di essere sopravvissuta a quel figlio amatissimo «che faceva le mattità» ripeteva ossessivamente a chi cercava di darle conforto con una parola, un abbraccio, un bacio, una stretta di mano.
Un «ragazzo d’oro, buono, simpatico, che non aveva requie, che voleva essere uno spirito libero» è il commento di chi, in paese, lo conosceva da bambino. Il fratello Mauro, che gli somiglia tanto, abbraccia gli amici più cari e dice: «Matteo era riservato, non amava il clamore». Così è stato nel giorno dell’addio: solo silenzio, occhi umidi e dolore. Il saluto in punta di penna. Le lacrime che gocciolano sulle immagini da guardare e riguardare per catturare ancora un frammento di vita del giovane che girava il mondo come guida esperta di escursioni, uno degli ultimi viaggi in Norvegia, per vivere le sue emozioni in solitaria. «I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi» gli hanno scritto gli amici.
Hanno detto addio a Matteo Martellini, tra gli altri, il Collegio dei geometri, la quinta D del locale liceo scientifico, il club Handball della città angolana, l’Ordine dei periti industriali, l’associazione Italia Nostra e il sindaco Matteo Perazzetti.
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