Fracassi: subito il taglio Irap per far ripartire le imprese

12 Maggio 2020

L’AQUILA. Il collasso economico delle imprese è lo spauracchio del post-emergenza sanitaria. Mentre ogni giorno si conta il numero di contagiati e guariti per lasciarsi alle spalle prima possibile...

L’AQUILA. Il collasso economico delle imprese è lo spauracchio del post-emergenza sanitaria. Mentre ogni giorno si conta il numero di contagiati e guariti per lasciarsi alle spalle prima possibile paure e preoccupazioni, a farsi strada prepotentemente è la questione economica. Il destino di imprenditori, dipendenti e famiglie è collegato: i danni subiti, le prospettive, le richieste per una crisi economica che avrebbe, anch’essa, bisogno di un “vaccino”. Il presidente di Confindustria Abruzzo, Marco Fracassi, avanza delle proposte finalizzate a ridurre il rischio di tracollo economico delle aziende abruzzesi.
Quale il giudizio sui provvedimenti del governo in campo economico?
«Il primo dato da rimarcare è che la produzione industriale tra marzo e aprile in Italia ha subìto un calo del 50%. In Abruzzo la percentuale sale e colpisce soprattutto l’automotive e il settore della meccanica in generale. Il Centro studi di Confindustria ha parlato di una caduta senza precedenti. Si prevede una ripartenza complicata e difficile. Da qui si innestano i provvedimenti del governo che a oggi sono inefficaci. Dei 400 miliardi previsti se ne sono visti solo 16, il 4%».
Qual è la ricetta di Confindustria?
«Fare degli interventi che abbiano delle ricadute immediate: a partire dal taglio dell’Irap, che è in discussione nel decreto maggio, o decreto rilancio, come viene ribattezzato. Le imprese che non pagheranno l’Irap si ritroveranno con una liquidità immediata sui conti correnti senza che nessuno gliela debba pagare. Il taglio Irap diventa ancora più importante perché in Abruzzo ha una maggiorazione».
Può bastare questa misura?
«Altra questione che ritengo fondamentale è lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese creditrici. Sono soldi che sono nelle pance delle pubbliche amministrazioni e possono finire subito alle imprese. Queste ultime possono incrementare l’attività della stessa impresa e far confluire il tutto nella filiera. E c’è anche un altro punto importante».
Quale?
«È determinante lo sblocco delle infrastrutture».
Quello che sostiene Renzi?
«Esattamente. Si contano 600 opere per un valore di 36 miliardi su tutto il territorio nazionale immediatamente cantierabili, il tutto secondo il modello Morandi, con un commissario straordinario per ogni opera a garantire la velocità di esecuzione della stessa. Ricordiamoci tutte le opere strategiche del nostro Masterplan, e di tutte le opere da realizzare».
Come valuta la Fase 2?
«Mi sembra che sia stata gestita con grande senso di responsabilità, sia da parte degli imprenditori che dai collaboratori. Tutti hanno usato un senso civico straordinario in sintonia tra lavoratori e imprese per cercare di ripartire al meglio. L’auspicio è che il decreto che dovrà essere licenziato a brevissimo nel Consiglio dei ministri vada in direzione di queste proposte e di queste indicazioni che stiamo fornendo. Siamo perfettamente in linea con quanto dichiarato dal presidente nazionale, Carlo Bonomi».
Molte aziende abruzzesi si sono reinventate sotto il profilo della produzione.
«In Abruzzo abbiamo avuto diversi casi di aziende che hanno ripensato il business, la produzione, in particolare di mascherine. Ci sono stati alcuni casi di riconversione totale o di alcuni settori di produzione».
Quali le criticità?
«Sono legate alla cassa integrazione in deroga che ha subìto ritardi nelle tempistiche. Seconda criticità il credito, sollecitiamo le banche a erogare finanziamenti utili a superare il momento».
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