Palazzo Sirena senza più l'ala storica che si affacciava alla piazza (foto Giampiero Lattanzio)

Francavilla, Palazzo Sirena non c’è più: ora è scontro sui costi 

Nuova polemica sulla demolizione dell’ala storica, Melilla: sprecati 150 mila euro. La replica di Luciani: pensi a quanti soldi prende ogni mese facendo il deputato

FRANCAVILLA. Costa quasi 150 mila euro l’abbattimento di palazzo Sirena. È questa la cifra che il Comune spenderà per i lavori. Che ormai sono quasi finiti. Le ruspe hanno continuato a lavorare anche ieri e del palazzo, ricostruito nel Dopoguerra dopo la prima demolizione provocata nel 1943 dalle mine naziste, non è rimasto più niente: la facciata rosa dell’ala storica è scomparsa ed è rimasto in piedi solo l’auditorium. Già da adesso piazza Sirena ha cambiato volto e, dal mare, si vede anche il campanile della chiesa di San Franco che svetta. Proprio come vuole il sindaco Antonio Luciani: una grande piazza che arriva al mare.

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Ma se i lavori sono quasi agli sgoccioli, non è così per la polemica. E stavolta, al centro delle accuse, finiscono proprio i costi per i lavori. Costi che, così promette il deputato Gianni Melilla (Mdp Articolo 1), finiranno all’esame del Parlamento. Nel dettaglio, l’importo originario dei lavori per la demolizione del fabbricato era stato fissato a 201 mila euro, salito poi a 332 mila. Con la gara d’appalto, la ditta Rad Service srl ha presentato un ribasso di quasi il 70%: il costo dei lavori, quindi, ammonterà a 117.634, 87 euro. A questo importo bisognerà aggiungere la parcella di 27 mila euro per l’ingegnere Giovanni Soricone per l’incarico di progettazione e direzione dell’abbattimento.
«Il Comune», dice Melilla, «comunica un ribasso d’asta del 69% che preferisco non commentare. Ne prendo atto. In ogni caso si tratta di una spesa notevole sostenuta dalla finanza pubblica, cioè dai cittadini, per demolire un edificio pubblico regolare e stabile del valore di milioni di euro, e anche di grande valore storico e culturale. Nessun intervento è stato assunto tempestivamente da parte degli organi dello Stato che dovevano evitare questa scelta irrazionale e dannosa per la cultura e la storia dell’Abruzzo e di Francavilla, e per il patrimonio pubblico e l’erario italiano: non vorremmo che ora qualcuno intervenisse a “babbo morto” per autotutelarsi. Purtroppo, vi sono stati anche casi di tale ipocrisia. In Italia non ci sono i soldi per demolire le centinaia di migliaia di costruzioni abusive, per le quali esistono già gli ordini di demolizione, e si trovano invece i fondi per demolire un edificio pubblico, cioè di noi tutti, che è regolare e stabile e vale milioni di euro che vanno aggiunti al danno erariale. Non ci si può arrendere a tale miopia amministrativa e politico-culturale. In Parlamento il ministro competente dovrà rispondere».
A Melilla, replica Luciani via Facebook: «Caro Gianni dicci cosa pensi delle migliaia di euro che prendi ogni mese e da anni come deputato. E, infine, mi dici dove eri quando l’architetto Mosè Ricci, oggi al tuo fianco, prendeva 479 milioni di vecchie lire per la sua attività professionale in Francavilla sulla Sirena?». (p.l.)
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