Frittelle, pile e camino Le giornate difficili di chi è ancora al buio

20 Gennaio 2017

PESCARA. Da quattro giorni senza corrente elettrica, senza medicinali e con i viveri che ormai scarseggiano. A San Giorgio di Crognaleto, un pugno di case a 1100 metri sui monti della Laga, in cento...

PESCARA. Da quattro giorni senza corrente elettrica, senza medicinali e con i viveri che ormai scarseggiano. A San Giorgio di Crognaleto, un pugno di case a 1100 metri sui monti della Laga, in cento tirano avanti tra frittelle, quelle impastate con acqua e farina, la carne estratta da congelatori ormai messi fuori uso dal black-out elettrici e camini accesi 24 ore su 24. La loro è una delle tante storie che si intrecciano nell’Odissea del maltempo.

«Siamo ormai allo stremo», racconta a nome di tutti gli altri Pierluigi Valeri, titolare insieme al fratello di un allevamento, «è allucinante pensare che nel 2017 si possa restare bloccati in queste condizioni». Perché a San Giorgio in questi quattro giorni non si è visto nessuno e la coltre di neve ha raggiunto quesi due metri. «Siamo gente di montagna e sappiamo come sopravvivere», racconta ancora l'uomo, «anche cercando di non far spaventare più di tanto bambini e anziani». Perché nella piccola comunità vivono molti novantenni e alcuni bambini. «Abbiamo la farina e per mangiare facciamo le frittelle», racconta, «ci riscaldiamo con il camino ma ormai anche farina e legna sono agli sgoccioli. Avevamo un gruppo elettrogeno che abbiamo usato fin quando abbiamo avuto la benzina per non restare completamente al buio, ma adesso anche quella è finita. Ci laviamo con l'acqua fredda e qui è veramente fredda. Per uscire usiamo le pile frontali, ma anche quelle si stanno scaricando. Abbiamo fatto di tutto per sopravvivere in questi quattro giorni, ma ora non riusciamo più ad andare avanti. Perché il freddo è tanto, bambini e anziani sono davvero molto stanchi e noi ci sentiamo in trappola. Poi è tornato l'incubo del terremoto e questo ci ha fatto veramente sprofondare in un inferno. Perché è vero che ci si abitua a tutto, ma tutto ha un limite e noi questo limite lo abbiamo veramente superato. Anche perché qui non si è visto nessuno. Solo qualche ora fa ci hanno mandato una piccola turbina, ma serve veramente a poco. In questi giorni abbiamo cercato in tutti i modi di metterci in contatto con il nostro sindaco, la prefettura, la Protezione civile. Ma nessuno ci ha risposto». E a San Giorgio ieri sera ha ripreso a nevicare.

Un’altra storia su come si tira avanti senza elettricità arriva da Casalincontrada. Qui due anziani di giorno si sono riscaldati lasciando accesa la fiammella del gas della cucina. Di notte infilandosi già alle 20 sotto le coperte con la borsa dell'acqua calda cercando di utilizzare le candele per vederci. Anna e Giustino Schiazza, sono così dal 15 gennaio.

Ancora oggi la situazione è identica: niente luce quindi niente riscaldamento e niente frigorifero e congelatore. Alla fine hanno dovuto ricorrere all'acquisto di un generatore di energia e ad un amico che gentilmente si è prestato a comprarlo a Pescara e installarlo appena le strade di accesso sono state in parte liberate dalla neve. «Anche rimanere in contatto telefonico è stata un'impresa fino ad oggi», spiega la figlia Barbara che per fortuna era andata a trascorrere del tempo con loro prima che la situazione degenerasse, «perché sono dovuta uscire a chiedere al vicino di ricaricare il mio cellulare nella sua presa. Infatti qui il paese è diviso a metà: una parte ha la luce, un'altra no. Ora col generatore almeno possiamo riscaldarci ma tutto a nostre spese».(cr.re.)

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