«Fu straordinario, anche se perdemmo»
PESCARA. «Sicuramente la Pantera ha perso perché le logiche contro cui combattevamo, ossia lo smantellamento del sistema universitario pubblico a favore dei privati e l’abbandono dei principi...
PESCARA. «Sicuramente la Pantera ha perso perché le logiche contro cui combattevamo, ossia lo smantellamento del sistema universitario pubblico a favore dei privati e l’abbandono dei principi costituzionali, sono oggi condivise dal centrodestra e dal centrosinistra». La pensa così Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, trent’anni fa ispiratore del movimento abruzzese della Pantera. L’eredità di quelle contestazioni studentesche, secondo Acerbo, è confluita nei movimenti civici nati in difesa della scuola pubblica, nell’ambientalismo e nella lotta alla globalizzazione e alla petrolizzazione.
«Come esperienza umana è stata straordinaria», racconta il leader di Rifondazione, «in tanti per la prima volta hanno sperimentato l’attivismo. Io avevo 24 anni, ma ero già un veterano dei movimenti. La cosa più bella è che all’inizio eravamo quattro gatti, circondati dal menefreghismo in una regione segnata da una visione politica basata sul carrierismo e sulle clientele. A Palermo e a Roma gli atenei erano occupati. Alla nostra assemblea arrivarono in centinaia per cercare di bloccarci. Esponemmo le nostre idee, votammo e alla fine vinse l’occupazione. Diventammo migliaia perché riuscimmo a diffondere le nostre idee».
«Purtroppo», aggiunge, «molti studenti abruzzesi di allora erano fuori sede e ci siamo persi di vista dopo il periodo universitario, però con qualcuno degli organizzatori nazionali ci siamo ritrovati a Genova durante le manifestazioni di contestazione al G8. Oggi si è affermata un’ideologia neo liberista», conclude Acerbo, «lo stesso movimento delle sardine è legato alla condiscendenza elettorale, mentre la Pantera aveva idee più radicali e scomode. Auspico che possano diventare in futuro meno sardine e più pantere, ce ne sarebbe bisogno in questa Italia segnata dall’emergenza sociale». (y.g.)

