Fulmine sulla Lega: lasciano altri sei

Oltre alla Marsica (Genovesi) scoppiano casi nel Chietino e nell’Aquilano: addio di Magnacca, tre primi cittadini e assessori
PESCARA. È un fulmine a cielo non sereno quello che si è abbattuto ieri sulla campagna elettorale in Abruzzo della Lega e sul coordinatore, Luigi D’Eramo, candidato alla Camera.
Con un effetto domino e nel giro di un pomeriggio, tre sindaci, un presidente del Consiglio e due assessori, sono scesi dal Carroccio creando un caso elettorale che può persino ridisegnare la scacchiera di chi sarà eletto in Abruzzo. Tutto si è consumato a una manciata di ore dal primo segnale lanciato a D’Eramo, quello del marsicano Tiziano Genovesi, ex candidato sindaco ad Avezzano e ormai ex segretario leghista della provincia aquilana, che se n’è andato sbattendo la porta con strali contro il partito. Ma era solo il primo tassello di un domino politico che può allargarsi di ora in ora, passando da una provincia all’altra. Come è accaduto ieri quando, con una lettera di appena tre righe, hanno abbandonato la Lega anche l’ex sindaca di San Salvo, Tiziana Magnacca, la signora delle preferenze che, alle ultime elezioni amministrative, ha centrato il record di 1.304 voti, in una città di 11mila abitanti, superando da sola l’intero Partito Democratico. E insieme a lei, che a San Salvo è presidente del Consiglio comunale, hanno detto addio a D’Eramo e Salvini anche la neo sindaca Emanuela De Nicolis e gli assessori Tony Faga, all’Ambiente, e Carla Esposito, al Commercio. Le loro firme sono poste in calce a quelle tre righe, insieme al nome di Mimmo Budano, sindaco di Villalfonsina, altro centro del Vastese.
«Nella sua qualità di segretario regionale della Lega per Salvini premier le comunichiamo la volontà dei sottoscritti di lasciare il Partito al quale si è aderito nel 2019». Eccole le poche righe, inviate per mail a D’Eramo, che hanno innescata una bufera che nella Lega abruzzese non ha precedenti. Nel giro di pochissimo tempo la notizia degli addii è diventata di dominio pubblico prima sulla chat che gli esponenti del Carroccio condividono tra di loro, poi negli altri partiti della coalizione, Forza Italia e Fratelli d’Italia, e infine tra gli avversari del centrosinistra, Pd e Italia Viva-Azione, dove ritroviamo almeno sei candidati fortemente interessati.
Ma andiamo con ordine. Nelle stessa chat, all’improvviso, compare un sesto nome di politici che dicono addio, anzi il settimo se si considera il marsicano Genovesi. Ed è quello di un’aquilana, la sindaca di Civita D’Antino, Sara Cicchinelli. Che alle 18.45 lo comunica in chat. All’appello quindi mancano due territori: il Pescarese e il Teramano dove Lega ha accumulato scontenti e una buona dose di delusi nelle ore che hanno immediatamente seguito la composizione delle liste. Ma non siamo più a questo stadio della protesta, comunque malcelata durante la visita del 23 agosto di Salvini a Giulianova: un blitz servito soprattutto a ricucire le ferite interne piuttosto che a tenere comizi. Non c’entra però, nel caso di Magnacca e gli altri, la candidatura del semi-paracadutato Alberto Bagnai al collegio Chieti uninominale della Camera. No, la delusione che ha spinto a San Salvo la fuga in blocco ha motivazioni fortemente territoriali di chi si è sentita bistrattata, ignorata e sottovaluta, nonostante le performance elettorali. Diciamo che è una protesta di genere: di donne considerate semplici gregarie in un partito impostato al maschile. Ma è un atto politicamente clamoroso il loro che, se la chiave di lettura si fa sui voti che andranno altrove, rischia di far vacillare la certezza di essere eletti alla Camera di D’Eramo e, al Senato, di Vincenzo D’Incecco, per la felicità di FdI, Forza Italia, Pd e Italia Viva-Calenda. Pronti come falchi.

