Fuori casa senza motivo Altri 1.500 denunciati

Fermati oltre 65mila abruzzesi, record a Teramo. Nei guai 16 commercianti E col nuovo decreto pene inasprite: si rischiano multe fino a 3mila euro
PESCARA. Superano quota 1.500 le denunce in Abruzzo per i trasgressori che con le più disparate scuse hanno infranto i divieti – con uscite di casa o false autocertificazioni – imposti dal governo per contrastare il virus. Un piccolo esercito di indisciplinati che con comportamenti egoisti rischia di aumentare la diffusione del contagio. I numeri emergono dai report delle prefetture di Pescara, L’Aquila e Teramo, frutto dell’impegno di centinaia di tutori dell’ordine pubblico nelle tre province abruzzesi. La prefettura di Chieti non ha voluto fornire dati sui controlli.
ECCO I DETTAGLI. In tutto l’Abruzzo, dal 10 marzo, sono stati fermati e controllati 65.723 tra automobilisti, podisti o camminatori. Le denunce complessive sono state 1.540, 29 per false autocertificazioni e 1.511 per spostamenti non autorizzati. In provincia dell’Aquila sono state 419 le denunce e 12.412 i controllati. In quella di Pescara sono finite nei guai 574 persone sulle 8.469 controllate. A Teramo i fermati ai posti di blocco sono stati 44.842 e i denunciati sono stati 547. I controlli sono stati predisposti dai prefetti di Pescara (Gerardina Basilicata), L’Aquila (Cinzia Torraco) e Teramo (Graziella Patrizi).
NEGOZI FUORILEGGE. In Abruzzo sono state controllate 11.594 attività commerciali (3.637 all’Aquila e in provincia, 3.548 nel Pescarese e 4.409 a Teramo e provincia). Sedici i commercianti complessivamente denunciati – la maggior parte non ha rispettato i divieti di chiusura – e 5 quelli sanzionati. Per quattro bar (tre a Pescara e uno ad Avezzano) scatterà un ulteriore provvedimento di sospensione dell’attività a emergenza finita.
L’INVENTARIO DELLE SCUSE. Sono andando a cena con amici a casa di..., sto andando a mangiare il kebab, sto andando a trovare i nipotini. O, peggio, sono andato a lavare la macchina. Singolare l’episodio nella Marsica dove un uomo è stato fermato e ha tentato di giustificarsi sostenendo che stava portando a spasso il cane. Animale che si è rivelato essere un randagio. Ieri, a Lecce nei Marsi, è finito nei guai un ambulante egiziano che vendeva frutta abusivamente. Andrà incontro a una maxi multa. Le 50 cassette di frutta sono state sequestrate dai carabinieri della compagnia di Avezzano, agli ordini del capitano Pietro Fiano, e donate alle suore francescane della Madonna del buon consiglio di Gioia dei Marsi.
IL NUOVO DECRETO. Il consiglio dei ministri ha approvato martedì il nuovo decreto legge che ha inasprito soprattutto le sanzioni.
GLI SPOSTAMENTI. I cittadini non devono allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora, se non per spostamenti individuali, limitati nel tempo e nello spazio e motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni. In particolare, non devono allontanarsi dal proprio comune di residenza, se non per le ragioni sopra indicate.
LA QUARANTENA. Le persone che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di infezione da coronavirus devono sottoporsi alla quarantena precauzionale. Le persone che sono risultate positive al virus sono sottoposte a quarantena e hanno il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dalla propria dimora.
MULTE FINO A 3.000 EURO. Le multe, con il nuovo decreto, non arriveranno più al massimo di 206 euro (articolo 650 codice penale), come previsto dai decreti precedenti, ma potranno variare da un minimo di 400 euro fino a 3 mila euro per chiunque non rispetti i divieti di circolazione e le regole generali di contenimento. Un inasprimento motivato soprattutto dal numero ancora troppo elevato di denunciati, anche in Abruzzo: sono stati complessivamente 107mila, da quando è entrato in vigore la restrizione agli spostamenti per contrastare la diffusione del virus. A differenza di quanto trapelato dalle indiscrezioni di ieri, nel nuovo decreto non è stato previsto alcun fermo amministrativo del veicolo per chi contravviene alle norme restrittive. Qualora il trasgressore dovessero essere fermato e fosse passibile di multa, ha precisato il premier Giuseppe Conte, la sanzione verrebbe aumentata fino a un terzo del valore.
CHIUSURA NEGOZI. Restano chiuse tutte le attività commerciali di vendita al dettaglio, tranne quelle di generi alimentari e di prima necessità, sempre nel rispetto del mantenimento delle distanze interpersonali. Sospese le attività d’impresa o di attività professionali e di lavoro autonomo con possibilità di esclusione dei servizi di pubblica necessità, sempre con assunzione dei protocolli di sicurezza anti-contagio. Per le attività che dovessero infrangere il divieto di apertura indicato nel decreto, è previsto lo stop provvisorio da un minimo di cinque fino a un massimo di trenta giorni.
ORDINANZE DELLE REGIONI. Il decreto prevede la possibilità per i presidenti di Regione di emettere autonomamente ordinanze più restrittive nei territori con una maggiore circolazione del virus, dove è necessaria la via dell’urgenza. Tali misure restano valide ed efficaci per 7 giorni, entro i quali devono essere convalidate con decreto del Consiglio dei ministri (Dpcm). Stessa cosa per le ordinanze dei sindaci rispetto al presidente della Regione. Il presidente del consiglio resta l’unica autorità competente a disporre in via urgente e temporanea le misure che comprimano le libertà costituzionali dei cittadini.
L’USO DEI DRONI. Martedì è arrivata anche l’autorizzazione ufficiale dell'Enac, l'Ente nazionale per l’aviazione civile, all'uso in deroga dei droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale «nell'ottica di garantire il contenimento per l'emergenza coronavirus». L'obiettivo è quello di ridurre ancor di più i contatti ed evitare che il coronavirus possa diffondersi, soprattutto al Sud.
L’AUTOCERTIFICAZIONE. Per spostarsi occorre portare con sé l’autocertificazione in cui si dichiara di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio previste dal decreto, di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus Covid-19. Si deve anche indicare dove è iniziato lo spostamento e dove termina, le comprovate esigenze lavorative, i motivi dell’assoluta urgenza oppure la situazione di necessità che giustifichino lo spostamento. Il decreto in particolare prevede la soppressione del paragrafo contenente le parole: «È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza»: si dovrebbero evitare così gli spostamenti di massa attraverso i porti, gli aeroporti e le stazioni.
LA DURATA. Il decreto prevede che le misure anti coronavirus possano essere prorogate fino al 31 luglio. Ma attenzione, ha spiegato il premier Giuseppe Conte, questo non vuol dire che si preveda un'emergenza così lunga. Si tratta di un ventaglio temporale lungo che serve a garanzia. Deriva dalla durata dello stato di emergenza, dichiarato in via precauzione per sei mesi, il 31 gennaio.
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