Furto di identità tra malati per la visita al Pronto soccorso

17 Marzo 2016

Un giovane si fa passare per un uomo incrociato in sala d’attesa che aveva lasciato i suoi documenti poi salta la fila e esce dal reparto col foglio di dimissioni dello sconosciuto. Denunciato dalla polizia

PESCARA. Appropriarsi dell’identità di un’altra persona e poi farsi visitare al Pronto soccorso, come se non ci fosse nulla di strano. All’ospedale Spirito Santo di Pescara accade anche questo e il furbetto di turno è un algerino di venti anni, B.A., che è stato scoperto dal medico e segnalato al personale del posto fisso di polizia, situato a fianco al pronto soccorso. L’episodio, avvenuto giovedì scorso, si è concluso con la denuncia all’autorità giudiziaria del ventenne, formulata dagli uomini del posto fisso, coordinati dall’ispettore capo Roberto Piserchia. Il giovane dovrà rispondere del reato di sostituzione di persona.

Questi i fatti. Giovedì, a metà mattina, arriva al pronto soccorso un tunisino di 38 anni che vive in città. Si vede assegnare il codice (verde) e il numero di chiamata per la visita. Dopo un paio d’ore, mentre il 38enne è ancora in attesa, arriva un altro straniero, l’algerino di venti anni, e segue lo stesso iter. Anche per lui c’è da aspettare la chiamata dei medici (sempre con il codice verde) per il controllo. Si siede anche lui in sala di attesa, nella speranza di uscire di lì quanto prima. Dopo un paio di ore il tunisino getta la spugna, decide di rinunciare alla visita e si allontana dal pronto soccorso lasciando lì, sul pavimento, il foglio che gli è stato rilasciato al momento dell’accesso e della registrazione. L’algerino raccoglie quel pezzo di carta e se ne impossessa, forse perché spera di tagliare i tempi e di essere ricevuto subito da un medico oppure perché non intende pagare il ticket (poco più di 20 euro) e crede che, così facendo, la spesa per le prestazioni sanitarie sarà imputata all’uomo andato via all’improvviso.

Nel momento in cui arriva il turno del tunisino, l’algerino si alza, entra nell’ambulatorio e si fa visitare, come se fosse lui ad essere stato chiamato. Non dice nulla della sua identità, non racconta cos’è accaduto in sala di attesa e si limita a spiegare i suoi problemi fisici, per capire se dev’essere sottoposto ad accertamenti o a terapie. Una volta conclusa la visita, lascia l’ospedale e sparisce. In tasca ha il foglio di dimissioni, ovviamente non intestato a lui ma allo sconosciuto di cui ha rubato l’identità.

Solo in un secondo momento un infermiere addetto all’accettazione dei malati al pronto soccorso capisce cosa è accaduto, realizza che c’è stato uno scambio di persona e si rivolge al medico che si è occupato di quel malato. E lui ricostruisce tutto al personale del posto di polizia, affinché vengano presi provvedimenti. Per capire come sono andate le cose viene ascoltata una delle persone presenti al pronto soccorso quella mattina, un italiano che ha notato il giovane raccogliere il foglio da terra. E così, un po’ alla volta, appare tutto più chiaro, ma non i motivi di questo furto di identità: quelli sono solo ipotizzabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA