«Fusione dei Comuni: patto di collaborazione»

30 Marzo 2024

Gualandi, docente dell’università Iuav di Venezia: i cittadini propongano sinergie con le amministrazioni

PESCARA. Una vita più scorrevole per le imprese che vogliono investire sul territorio. La possibilità data ai cittadini di vigilare sull’operato degli assessori, ponendo correttivi in corsa se la loro azione non è ritenuta all’altezza.
Sono alcuni degli esempi emersi ieri mattina durante l’incontro organizzato dal deputato Pd Luciano D’Alfonso, affiancato da Federico Gualandi, avvocato amministrativista di Bologna, docente di Diritto delle città all’università Iuav di Venezia e consulente tecnico di numerosi enti territoriali e locali, università, associazioni e soggetti privati.
Di fronte a loro, Luciano D’Amico, ex candidato presidente della Regione, e alcuni amministratori comunali, dirigenti, studiosi ed esperti che a vario titolo sono coinvolti nel processo di fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore.
«Questa fusione», ha detto D’Alfonso, «non si deve giocare solo sul piano organizzativo e amministrativo, rischiando di diventare la fusione di tre troni in un unico più grande che si auto divora e che dà spazio ad un’eventuale “PescarExit”. C’è bisogno di determinare un cantiere che riguardi la cittadinanza. Non è sufficiente il diritto per aiutare il processo di fusione. Servono le idee innovative della cultura. La nuova città deve generare diritti e doveri. Bisogna produrre convenienza e agilità per l’utenza. Per aiutare questo processo sono disponibili risorse cospicue: 105 milioni per dieci anni non possono essere sprecati vanamente».
Attraverso 21 domande, sono state poste sul tavolo diverse questioni, come ad esempio in che modo le opere strategiche messe in programma dai tre Comuni pre esistenti si caleranno nella nuova città o come riunificare le zone artigianali dei tre Comuni. E poi ancora il tema delle acque bianche, il recupero dei fiumi Pescara e Saline. Secondo D’Alfonso, «la nuova città non deve fare distinzione tra residenti tradizionali e residenti quotidiani, e va introdotto il diritto di recall per i cittadini rispetto a gestioni decisionali che ledono i beni irripetibili della comunità. Per fare un esempio, la questione di viale Marconi con questa logica non sarebbe accaduta perché ci sarebbe stata una pre valutazione e non una post correzione».
A fare la sintesi della lunga mattinata il professor Gualandi che ha citato esempi virtuosi per ispirare il processo di fusione, a cominciare dai «patti di collaborazione di Bologna, con cui il cittadino può proporre delle sinergie, anche minime, al Comune, come ad esempio la cura di una panchina. Le fusioni possono essere lo strumento per affrontare le sfide di oggi relative al cambiamento climatico, alla mobilità o alle questioni ambientali che non si possono gestire più a livello locale, ma vanno affrontate con una visione di insieme. Il Comune di Valsamoggia deriva dalla fusione di 5 Comuni, che è riuscitissima. Lì hanno intercettato una grande impresa come la Philip Morris proprio grazie alla fusione», ha sottolineato.