Gaia affida a Babbo Natale la lettera alla mamma morta

Valentina Cicioni, infermiera, è una delle vittime della tragedia del resort Il marito è Giampaolo Matrone: fu estratto vivo dalle macerie dopo 62 ore
PESCARA . «Cara mamma mi manchi tanto, ti voglio bene con tutto il mio cuore, ti penso sempre e so che sei la stella più luminosa che c'è in tutto il cielo». Gaia oggi ha sette anni, e quest’anno a Babbo Natale non ha chiesto solo giocattoli, come tutti gli altri bambini, ma di portare la sua letterina a mamma Valentina.
Aveva 5 anni Gaia quando ha perso la mamma. A strappargliela via è stata la valanga che il 18 gennaio del 2017 ha spazzato via l’hotel Rigopiano lasciando dietro di sé una scia di dolore e distruzione. La natura non può essere processata, e sulle altre responsabilità sarà la giustizia a stabilire se qualcuno, e chi, ha sbagliato, ma intanto Gaia non ha più la sua mamma. Papà Giampaolo fa quello che può per circondare la sua bambina di tutto l’amore che serve per crescere serena, per aprirsi alla vita con l’entusiasmo che ci vuole, nonostante egli stesso sia rimasto profondamente segnato nel corpo e nello spirito. Giampaolo Matrone era in vacanza nel resort con la moglie, Valentina Cicioni, e fu tirato fuori dalle macerie dopo 62 ore.
Due giorni e mezzo al buio, al freddo, sotto una coltre di neve e detriti. Giampaolo si salvò, ma il suo braccio destro e la gamba sinistra hanno subìto lesioni gravissime e permanenti. Per non parlare del dolore per la perdita della moglie e del fatto che ora è solo a prendersi cura della bambina. Le feste non sono gioia e felicità per tutti, ma per chi ha perso un proprio familiare in questi momenti la mancanza si fa sentire ancora più forte.
«La vita non è facile, devo inghiottire spesso bocconi amari per la tristezza di mia figlia, il suo vivere di ricordi della mamma che oggi possono essere solo delle foto o dei momenti passati assieme, noi tre. Gaia dice sempre che a Gesù serviva una dottoressa e ha chiamato Valentina, che era un’infermiera», spiega il pasticciere di Monterotondo, che per essere assistito, attraverso il consulente personale Angelo Novelli, si è affidato a Studio 3A e all’avvocato del Foro di Treviso Andrea Piccoli.
Con l’approssimarsi del 25 dicembre Giampaolo ha chiesto alla bimba di scrivere la letterina a Babbo Natale «Ma io non voglio solo giochi», gli ha risposto Gaia. «Desidero tanto che porti questa lettera alla mia mamma, perché quando riparte(Babbo Natale, ndr) incontra gli angeli e quindi può recapitarla anche a lei: Cara mamma mi manchi tanto, ti voglio bene con tutto il mio cuore, ti penso sempre e so che sei la stella più luminosa che c'è in tutto il cielo. C'è una sorpresa per te, con affetto ti voglio bene».
La sorpresa allegata alla letterina, spiega papà Giampaolo, sono «due foto che ci siamo fatti io e Gaia e che mi ha chiesto di stampare, per far capire e far sapere a mamma che noi stiamo qua e stiamo bene. Ma è giusto», si chiede Matrone, «che nella letterina a Babbo Natale la prima preoccupazione di una bambina di 7 anni, che dovrebbe ricevere dei regali, sia stata quella di chiedergli se poteva recapitare queste parole alla mamma? Oltre a Babbo Natale, papà Giampaolo vorrebbe recapitare la lettera anche «a tutte le persone che quel 18 gennaio, o il giorno prima, il 17, non hanno fatto niente per venirci a salvare e per evitare questa immane tragedia, perché si poteva evitare».
Tra i destinatari ci sarebbero tutti coloro per i quali la Procura di Pescara ha chiesto il rinvio a giudizio, ma anche altri le cui posizioni per ora sono state archiviate dall’inchiesta.
«Né io né tutti gli altri parenti e congiunti delle vittime riusciamo ad accettare quello che è successo quel giorno, figuriamoci i bambini: non dimentichiamo che Rigopiano ha lasciato anche tanti orfani di uno o di tutti e due i genitori e Gaia è una di loro», conclude Giampaolo Matrone, che esorta la giustizia, e tutti i suoi apparati, a fare piena luce sulla tragedia, e chiarire tutte le responsabilità.
« Ci impieghino pure tutto il tempo necessario», conclude Matrone, «ma almeno tra qualche anno avremo la pena certa e la giustizia certa, sia per le persone che non ci sono più, per i nostri cari, sia per noi che siamo rimasti in vita, sia soprattutto per i bambini, perché se li sono scordati tutti: gli orfani di Rigopiano sono stati dimenticati».
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