«Galantuomo prestato alla politica» L’abbraccio della città a Pace

PESCARA. L’abbraccio pieno dell’ex rettore Uberto Crescenti, amico di gioventù e di vita, al figlio di Carlo Pace, mentre la bara del sindaco emerito coperta di rose rosse e della fascia tricolore...
PESCARA. L’abbraccio pieno dell’ex rettore Uberto Crescenti, amico di gioventù e di vita, al figlio di Carlo Pace, mentre la bara del sindaco emerito coperta di rose rosse e della fascia tricolore avanza, portata a spalla, lungo la scalinata di Palazzo di città. La sua seconda casa dal 1994 al 2003. C’è silenzio, e una commozione senza retorica, intima e vera, nel piazzale del Comune dove alle 18,47, accolta dal sindaco Marco Alessandrini, dal vice Antonio Blasioli e dalla polizia municipale in alta uniforme, è arrivata la salma dell’ingegnere, deceduto a 80 anni in seguito all’investimento di lunedì. Destra e sinistra, politici vecchi e nuovi, dipendenti comunali di oggi e di ieri, professionisti, ex alunni e facce della società civile che Pace seppe mettere insieme: sono tutti lì, all’apertura della camera ardente, a rendere omaggio «a un galantuomo prestato alla politica», come dice Roberto Marzetti, capogruppo dell’opposizione alla giunta Pace. Non è un caso se tra i primi ad arrivare è Michele De Martiis, sindaco per un anno dal 1988 al 1989: «È un dovere da parte mia essere qui, con la sua bravura, la sua intelligenza e il suo saper fare, seppe tenere a freno tutti».
«Quando ci affrontammo in campagna elettorale, io nel centrosinistra e lui nel centrodestra», ricorda il deputato del Movimento democratico e progressista Gianni Melilla, «avevamo un approccio diverso, ma nei cinque anni che passai all’opposizione ci siamo ritrovati su tante questioni. A cominciare dall’area di risulta su cui molti della sua parte politica miravano a costruire. È stato un grande tifoso della città Carlo, che tra le altre cose lascia a Pescara il centro di astrofisica su cui ha continuato a credere e a coinvolgermi anche ora. Mi piacerebbe che fosse intitolato a lui». Ecco Carlo Masci, emozionato e commosso quasi come un figlio, perché di Pace è rimasto sempre amico e con Pace iniziò, come giovane assessore nel 1994, i suoi 23 anni in consiglio comunale. Come Marcello Antonelli, che nella prima campagna elettorale lo seguiva come un’ombra. Di quell’epoca e di quelle energie c’è pure Licio Di Biase. L’architetto Alfredo D’Ercole e l’ingegner Giovanni Lupone ricordano i primi anni Settanta nello studio professionale di Pace in via De Amicis. Arriva, in bicicletta, anche il direttore generale della Asl Armando Mancini che ha seguito passo passo la degenza di «Carlo» in ospedale, dove poi è morto alle 6 di martedì. E poi Ezio Ardizzi, storico presidente di Camera di commercio e Confcommercio, Vitaliano Patricelli, ex presidente provinciale del Coni, l’ex provveditore Sandro Santilli, l’ex sindaco Luigi Albore Mascia, l’ex presidente della Provincia Guerino Testa, Carmelita Bellini a cui Pace affidò il primo sportello contro il randagismo. L’ex senatore Andrea Pastore, capogruppo di Forza Italia di allora, con il suo ex assistente Giuliano Grossi. C’è pure l’ex segretario del sindaco Piscione, Dino Renzetti, e poi Sergio Di Sciascio assessore per un anno prima della giunta Pace: «La prima cosa di Pace sindaco fu abbattere Palazzo Oliva e far rivedere la luce alla cattedrale di San Cetteo». Arriva Vladimiro Verrocchio, ex consigliere di Rifondazione, tutt’altra parrocchia di Pace: «Con lui abbiamo vissuto una delle migliori consiliature». Silenzioso, annuisce Vittorio Mingione, all’epoca portavoce del sindaco. Michele Russo porta la foto della seconda campagna elettorale seguita per Pace con la sua Mirus nel 1998. «C’è tutta l’originalità di Carlo e il suo modo di proposi senza personalismi, pensando solo al bene comune: è lui in barca a vela che non fa slogan autoreferenziali ma si rivolge alla gente, “Non fermare la città in movimento”». Piange l’ex segretaria Rita Faieta. È con quella foto davanti alla bara, che l’ex sindaco sembra guardare a uno a uno i tanti che fino a sera gli vanno a rendere omaggio nella sala consiliare. Tanta gente, tanti cittadini. Ma tra tutti, oltre ai figli Bruno e Laura e alla moglie Rossana che non smettono di stringere mani, i suoi nipoti. Francesca e Saverio, Carlo, Edoardo. La camera ardente riapre oggi alle 10. I funerali alle 16, nella chiesa di Sant’Antonio.
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