Gallerie a rischio, Aspi smentisce
La notizia diffusa ieri trova la replica della società Autostrade: lavori già in corso
ROMA. Sono duecento le gallerie a rischio lungo tutta la rete autostradale italiana: 105 sulla rete autostradale in concessione a Aspi e 90 a altre società. A rivelarlo è stato, a novembre, il Consiglio superiore dei lavori pubblici con una lettera inviata a vigili del fuoco e a tutti i provveditorati alle opere pubbliche. Un documento - ha scritto ieri l’Ansa - che è stato acquisito dalla Guardia di Finanza di Genova.
Tra le 200 gallerie figura anche la Bertè, sull’A26, dove il 30 dicembre sono crollate due tonnellate di cemento dalla volta. Ma la società Autostrada ribatte: «L'adeguamento degli impianti nelle gallerie gestite da Aspi e citate dal rapporto del Consiglio dei lavori pubblici è in corso nel 90% dei casi (in alcuni già concluso), mentre per il restante 10% sono in corso le gare d'appalto per l'aggiudicazione dei lavori». Aspi sottolinea che ad aprile 2019 aveva già comunicato al Mit l'elenco delle misure compensative adottate per adeguamento agli impianti delle gallerie appartenenti ai corridoi transeuropei. E afferma che gli interventi previsti dalla normativa dell’Unione europea non riguardano la sicurezza strutturale della gallerie.
Lo scorso 30 aprile 2019 Autostrade per l'Italia «come richiesto dalla Commissione permanente gallerie del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, ha attivato una serie di misure compensative, avvalorate da un apposito studio sulla sicurezza», per garantire «un livello di sicurezza e prevenzione pari o maggiore rispetto a quello che si otterrà alla fine degli adeguamenti in corso. Tali misure consistono prevalentemente nel presidio delle gallerie per antincendio, posizionamento di vasche di riserva idrica agli imbocchi di ciascun fornice, adozione di kit assorbenti da impiegare in caso di sversamento di liquidi. Solo lo scorso 6 novembre 2019, la Commissione permanente gallerie del Mit ha indicato a Aspi la necessità di implementare ulteriori misure compensative, che la società si è impegnata ad attivare quanto prima, confermando», conclude Aspi. «l’idoneità dei sistemi adottati finora». (c.s.)

