Gare “truccate” per favorire i clan scattano 69 arresti

16 Marzo 2017

Sessantanove misure cautelari, di cui 30 ordinanze in carcere, 36 agli arresti domiciliari, due di interdizione dai pubblici uffici e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Coinvolti...

Sessantanove misure cautelari, di cui 30 ordinanze in carcere, 36 agli arresti domiciliari, due di interdizione dai pubblici uffici e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Coinvolti esponenti politici, amministratori locali, imprenditori, docenti universitari, presidenti di ordini professionali. È una inchiesta dai grandi numeri quella sfociata ieri nell’operazione della Guardia di Finanza in una vasta area tra le province di Napoli e di Caserta. Una inchiesta che ha svelato l’ennesimo sistema illecito, basato su irregolarità e mazzette, nell’assegnazione degli appalti, tendente a favorire determinate imprese, spesso in odore di camorra. Corruzione, turbativa d’asta - reati aggravati talvolta dalla agevolazione delle fazioni Zagaria e Russo-Schiavone della cosca dei Casalesi - e concorso esterno: questi gli addebiti contestati a vario titolo dalla Dda di Napoli. Tra i destinatari dei provvedimenti eseguiti nell’ambito della “operazione Queen” il consigliere regionale della Campania ed ex assessore al Turismo Pasquale Sommese (Ncd), il sindaco di Aversa (Caserta) Enrico De Cristofaro, coinvolto nella sua qualità di ex presidente dell’Ordine degli architetti, l’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio e l’ex primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, i vertici dell’epoca della Mostra d'Oltremare di Napoli, Paolo Stabile e Andrea Rea, e il soprintendente ai Beni Archeologici della Campania Adele Campanelli, il presidente della Fondazione Banco di Napoli, Daniele Marrama. 18 le gare di appalto finite nel mirino per un valore di 20 milioni di euro, 13 i reati di corruzione e 15 i casi di turbativa d’asta.