Garfield sul red carpet Tutti i selfie sono per lui

30 Agosto 2014

VENEZIA. La mostra dei supereroi, quelli evocati da “Birdman”e quelli che calano al Lido sotto mentite spoglie, come lo Spiderman Andrew Garfield o il cattivo anti-Superman, il generale Zod Michael...

VENEZIA. La mostra dei supereroi, quelli evocati da “Birdman”e quelli che calano al Lido sotto mentite spoglie, come lo Spiderman Andrew Garfield o il cattivo anti-Superman, il generale Zod Michael Shannon, sullo schermo per “99 Homes” del regista di origine iraniana Ramin Bahrani. Aspettative importanti per lui, che si consolidano per buona parte nel delineare i contorni di vicende miserabili e torbide come sono state (e ancora sono, purtroppo) le conseguenze dei mutui Subprime e della bolla immobiliare del 2008: la scena del crimine è Orlando in Florida, ma potrebbe essere ovunque, negli States.

Così anche a Dennis/Garfield, un giovane padre di famiglia, accade di perdere la casa, sfrattato da Mike/Shannon, agente immobiliare senza scrupoli che riceve soldi dallo stato e dalle banche per mettere in strada vecchi e giovani, famiglie e single. Per cercare di salvarsi, Dennis si mette al servizio del suo aguzzino, contribuendo a colmare il solco dello sradicamento esistenziale. Il patto mefistofelico sembra reggere nel borderline della legalità: ma come in una tragedia wagneriana, evocata anche dalla musica nel finale, gli eroi sono effimeri e soprattutto vulnerabili. E cadono in fretta. A fronteggiarsi le due concezioni originali del mondo americano, quella che “gli Stati Uniti non sono nati dai debiti, ma dal guadagno” e quella che invece, pur rivolgendosi all’etica della felicità e del successo, non possono prescindere dalla legalità. Il confronto scontro tra le due anime degli States tende a distorcere ogni visione “normale” della vita quotidiana, come la colonna sonora elettronica conferma per tutto l’arco dei 112’, decretando un effetto di straniamento in cui ricadono i protagonisti e forse anche il regista, ebbro e narciso del suo ottimo mestiere.

Andrew Garfield si è calato nella parte entrando direttamente dentro il dramma degli sfratti: «Ho vissuto in un motel sulla Highway 142 vicino Orlando, dove abitavano tanti americani che avevano perso la casa, sfrattati perché per la crisi non riuscivano più a pagare i mutui. E ho conosciuto anche gli agenti immobiliari che speculano su questo e ricomprano le loro abitazioni» racconta. E il regista Bahrani spiega: «È un film sociale e un gangster movie insieme. Ho visto appartamenti svuotati in 60 secondi, neppure il tempo di prendere soldi e documenti. E posso dirvi che pesa a tutti. Per fortuna ci sono avvocati che si occupano della tutela aiutando chi ha bisogno, ma è un mondo corrotto quello che ci circonda e solo i giovani potranno salvarlo, rompendo il cerchio. Bisogna pensare che un altro mondo è possibile».

Il film è stato accolto calorosamente dal pubblico e dalla critica; i temi non certo facili scelti dai selezionatori della Mostra incontrano fino a questo momento giudizi favorevoli da chi il cinema lo frequenta. Chi cerca solo il glamour, ieri ha avuto la soddisfazione di vedere sfilare insieme in passerella i due belli del momento, Andrew Garfield, che è la Lido già da giorni con la fidanzata Emma Stone, e Michael Shannon: più pubblico di giovanissime (e non solo) dietro le transenne ma in generale un clima che non rispecchia, nemmeno sul red carpet, quello frivolo degli anni passati. La crisi raccontata dal cinema sembra scivolare oltre la sala, imprimere un profilo più basso al glamour. Se il cinema racconta la realtà, e la realtà è questa, si può sorridere, ma far festa è un’altra cosa.

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