Gatti è “mister diecimila”: «Il segreto? Tanti amici»

12 Marzo 2024

«Per il capoluogo è importante che sia stato eletto, non c’era rappresentanza» Doccia gelata per Quaresimale, rimasto fuori per il meccanismo dei seggi 

TERAMO. Che noia, Paolo Gatti. Con lui zero sorprese, si va sul sicuro. Alle regionali del 2008 prese 10.120 voti, nel 2014 10.875; stavolta con 10.867 ha sfiorato il suo primato personale e, superato di poco dall’exploit del marsicano Quaglieri, ha mancato un record storico: quello di essere per tre volte il primo degli eletti in Regione Abruzzo, superando se stesso e Rocco Salini.
Gatti, cosa c'è dietro questo essere “mister diecimila”?
«La verità è che quando ci sono stato ho fatto abbastanza bene e ho lasciato un buon ricordo, poi mi sono assentato per alcuni anni dalla politica ed evidentemente si è avvertita la mia assenza».
Il segreto non è piuttosto nella rete costruita nel tempo sul territorio?
«No, perché negli ultimi anni non l'avevo più alimentata. L'ho dovuta per larga parte ricostruire, per fortuna tanti vecchi amici li ho ritrovati e altri nuovi si sono avvicinati».
Perché D’Amico è arrivato davanti nel Teramano?
«Il testa a testa stava nelle cose, sta nella storia elettorale di questa provincia, anche perché qui il lavoro del centrodestra è stato amministrativamente buono, con risposte e attenzioni, ma il consenso si costruisce anche facendo un lavoro politico alla vecchia maniera, occupandosi di elezioni comunali, provinciali ed enti sovraordinati. Su questo si può e si deve migliorare e io, l'ho già detto, mi candidavo proprio per questo».
A Teramo ha preso 3.648 preferenze. Soddisfatto?
«Il risultato di Teramo città mi fa un piacere enorme perché è il terzo di sempre... e gli altri due sono miei. Non è male aver battuto nettamente una concorrenza agguerrita come il candidato principale dell'amministrazione in carica (Cavallari, ndr), e tanto lo devo agli amici di Futuro In. Di sicuro per Teramo città è importante che io sia stato eletto: conto di far notare la differenza tra rappresentanza politica e assenza di rappresentanza».
Pronto a tornare in giunta regionale?
«Le valutazioni sugli incarichi è giusto che le faccia il presidente, poi c'è una coalizione e c’è un partito. Io posso avere le mie preferenze ma mi devo mettere a disposizione per il territorio».
Perché ha rivinto Marsilio?
«Perché c'è ancora un vento di centrodestra nazionale, e poi l'alternativa era una coalizione assurda, messa insieme non per l'Abruzzo, ma nel disperato tentativo di dare una spallata al governo: credo che i cittadini abbiano compreso questo. Un altro fattore è che le liste di centrodestra erano più forti. L'unica cosa buona che aveva l'armata Brancaleone era il candidato presidente, persona assolutamente degna ma tuttavia molto opacizzata dal dilagare di Luciano D'Alfonso, che per noi si è rivelato molto utile».
IL SILENZIO DI QUARESIMALE
Ieri l’ex assessore al sociale e al lavoro Pietro Quaresimale non ha rilasciato dichiarazioni dopo la mancata conferma all’Emiciclo. Quaresimale è passato dagli 8.838 voti del 2019, anno di grazia della Lega, ai 5.559 di oggi. Che però sarebbero stati comunque sufficienti per essere eletto se D’Amico non avesse battuto Marsilio di un soffio in provincia, facendo scattare il quarto consigliere al centrosinistra. Doccia gelata, dunque, e uscita di scena a sorpresa per uno dei protagonisti della politica teramana degli ultimi anni.
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