Gay inseguito e insultato dopo un bacio

21 Maggio 2017

Il ragazzo avvicinato da due individui in auto, che si sono allontanati solo dopo il passaggio di una volante della polizia

PESCARA. Si sono salutati a tarda sera con un bacio a due passi dalle onde. Il momento romantico dei due ragazzi è stato spezzato dal sopraggiungere di un’auto con due individui a bordo che hanno preso a insultarli pesantemente con una serie di epiteti immaginabili riferiti al loro orientamento sessuale dichiaratamente gay.
Alle offese sono seguite minacce e l’inseguimento, anche in retromarcia, di uno dei due giovani, che terrorizzato e dovendo tornare a casa in bici ha preferito cambiare strada per timore che i due individuassero la sua abitazione e tornassero a fargli del male. A denunciare l’episodio, avvenuto sul lungomare di Pescara giovedì intorno alle 22 - proprio all’indomani della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia -, è l'Arcigay di Chieti, sezione “Sylvia Riveira”, con una nota del suo presidente Adelio Iezzi . I due soggetti, racconta l'associazione di cui, tra l’altro, uno dei due ragazzi omosessuali è volontario, hanno assistito alla scena del bacio e hanno subito iniziato ad urlare contro il giovane che si stava allontanando in bicicletta e ad insultarlo. Non contenti dopo la prima serie di offese, sostiene ancora l’Arcigay, lo hanno inseguito, superandolo e fermandosi più volte per aspettarlo e tentando di raggiungerlo a marcia indietro, continuando a insultarlo. Spaventato, il giovane ha evitato di tornare a casa dunque per non rivelare il suo domicilio. Mentre la vittima, agitatissima, cercava di contattare i numeri di emergenza, il passaggio di una Volante della polizia ha messo in fuga le due persone.
Il giovane ha poi deciso di sporgere denuncia: «Si è recato sia in questura sia dai carabinieri», afferma l'Arcigay, «ma gli è stato risposto in entrambi i casi che, poiché, a parer loro, non si configurava alcun reato, non potevano fare niente». carabinieri spiegano, attraverso il comandante della compagnia di Pescara maggiore Claudio Scarponi, che la caserma dell’Arma di notte è chiusa, vecchia storia di carenza cronica di personale, e che l’unico militare presente deve limitarsi alle emergenze. Quanto rappresentato dal ragazzo non appariva tale, visto che lui parlava di ingiurie generiche, tra l’altro di recente depenalizzate, dunque sarebbe stato invitato a tornare la mattina seguente per sporgere querela. Secondo l’Arcigay, che si è confrontato con l'avvocato Andrea Cerrone, dottore di ricerca in Tutela dei diritti fondamentali all’università di Teramo, il ragazzo «ha subito una vera e propria violenza privata». Un reato, spiega il legale, «procedibile d’ufficio. Se è vero che l'ingiuria è stata depenalizzata», aggiunge l’avvocato, «il fatto stesso che il giovane non sia potuto rincasare, a causa delle condotte minatorie dei balordi, configura un caso di scuola di violenza privata e non è escluso che si possano ravvisare anche altri reati. Una denuncia del genere andava raccolta senza se e senza ma». Resta da capire se il giovane abbia fatto presente tutto questo. La Questura, assicura il capo di gabinetto Patrizia Traversa, farà una serie di verifiche per capire se ci sia stato «qualche errore di valutazione da parte del personale».
L’avvocato Francesca Di Muzio, penalista e cultrice di criminologia e vittimologia, anche lei interpellata dall’Arcigay, sottolinea che «il monito, in assenza di una legge ad hoc, è quello di continuare a denunciare al fine di creare dei precedenti giurisprudenziali che possano indicare la strada al legislatore». Arcigay coglie l'occasione per «chiedere con forza che, analogamente a quanto ha fatto la Regione Umbria, anche l’Abruzzo si doti di una legge regionale volta al contrasto contro le discriminazioni e le violenze di genere determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere».
E sul caso interviene il sindaco Marco Alessandrini: «Pescara città dei diritti manifesta piena vicinanza e solidarietà al ragazzo vittima di comportamenti omofobici. Ognuno di noi ha il diritto di amare chi vuole, l’omofobia è espressione di comportamenti che sono fuori da una realtà che dopo anni di attesa e lotta si è evoluta e che rispetta e dà spazio ai sentimenti di tutti, nessuno escluso. Siamo state fra le prime città d’Italia», ricorda, «a chiedere la ratifica della legge sulle unioni civili e a prepararci all'istituzione del relativo registro perché venissero riconosciute e celebrate in tutti i luoghi deputati dentro e fuori Palazzo di Città. Si tratta di passi avanti verso la civiltà, Pescara non tornerà indietro».