Gentiloni contro l’Ue «Non accetto lezioni»
Migranti, Bruxelles bacchetta il nostro Paese per i ritardi sui ricollocamenti Il premier: una rigidità distratta, neppure Mago Merlino risolve il problema
ROMA. Il problema dei migranti? Neanche Mago Merlino riuscirebbe a risolverlo e in ogni caso l’Italia da sola non può fare di più. Paolo Gentiloni replica quasi in tempo reale all’ennesimo dossier del Consiglio d’Europa che bacchetta l’Italia sulla gestione dell’immigrazione e che arriva a 24 ore dal vertice Ue a Bruxelles. E avverte: «Non siamo i primi della classe ma non accettiamo lezioni». Toni pacati, molto diversi dal suo predecessore a palazzo Chigi. Ma parole ferme, tanto che il discorso di Gentiloni piace in parte anche alle Lega. Frontale invece l’opposizione dei Cinquestelle.
E’ Luigi Di Maio, il probabile candidato premier del Movimento a replicare al premier. «Siamo agli ultimi mesi prima della caduta del vostro impero», scandisce il vicepresidente grillino della Camera interrotto dai parlamentari della maggioranza e dalla presidente di turno, la Pd Marina Sereni che lo richiama all’ordine del giorno. «Come si permette, non scrive lei la scaletta del mio intervento» replica Di Maio. «Lei non è neanche il presidente del consiglio altrimenti avrebbe fatto dimettere Lotti, se vuole lasciare il ricordo di un briciolo di giustizia, dica ai suoi di approvare la nostra proposta sulle pensioni dei parlamentari poi chiuda la porta, spenga la luce e ci faccia andare al voto» scandisce Di Maio.
E’ il dossier sui migranti a far arrabbiare Gentiloni. Il rapporto ammette che l’Italia sta subendo una «enorme pressione» ma bacchetta l’intero sistema. Roma deve modificare il sistema di accoglienza dei migranti, dai rimpatri alle espulsioni, altrimenti rischia in incoraggiare «l’afflusso di un sempre maggior gruppo di migranti economici irregolari».
Basta con la «rigidità dustratta», dice il premier che invita tutti a rispettare gli impegni sulla ricollocazione dei migranti. Gentiloni parla prima al Senato e poi alla Camera in vista del Consiglio europeo di oggi e domani, una tappa fondamentale della road map verso il vertice del 25 marzo a Roma. Il premier ribadisce la necessità del «più ampio sostegno del parlamento in vista delle scadenze che l’Italia dovrà affrontare in Europa. Da un lato la manovra correttiva chiesta da Bruxelles sui conti, dall’altro quello della gestione dei flussi migratori dalla Libia. Quanto ai conti che non tornano, l’Italia non violerà le regole di bilancio perché «far finta che le regole non esistono sarebbe superficiale», spiega, ma noi «vogliamo un’Europa che non deprima la crescita ma la incoraggi e questa sarà la nostra battaglia. «Sappiamo che la nostra crescita è ancora lenta, anche se la distanza dalla media europea nel 2016 è stata la più bassa degli ultimi cinque anni: tra un mese con il Def indicheremo al parlamento le proposte per ridurre questo gap ma a Bruxelles deve essere molto chiaro che le riforme non hanno minimamente rallentato il loro corso: sfido chiunque a trovare un altro Paese impegnato in un pacchetto di riforme così ampio», rivendica. Nel vertice a 4 di Versailles tra Hollande, Merkel, Rajo e Gentiloni è stata affrontata di petto la questione dell’Europa a due velocità. Anche su questo il premier è rassicurante. «La possibilità è già prevista da Schengen, quindi si può ragionare su questa ipotesi senza modificare i fondamenti giuridici dell’Europa», spiega. Sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Gentiloni dice che ci sarà «collaborazione e amicizia» ma avverte: non potranno essere mantenuti i privilegi.
A colazione il premier è salito al Colle con mezzo governo per discutere soprattutto del vertice del 25 marzo a Roma. Un’occasione per Sergio Mattarella per rilanciare l’Europa. «Sarebbe bello se l’Italia riuscisse a dare a quest’occasione il significato di una svolta», dice il successore di Renzi individuando in 4 i pilastri della dichiarazione di Roma: coesione in difesa e sicurezza, politiche economiche orientate verso crescita e investimenti, rilancio della politiche sociali e impegno comune sui flussi migratori. Spinosa sarà ovviamente la questione delle 2 velocità per i Paesi del Visegrad. «E’ un dato di fatto, non va vista come una punizione», dice Gentiloni convinto che l’Italia non finirà in serie B. «Non è un gigantesco complotto anti-Italia, è un’opportunità».

