Geriatria affollata, bloccati i ricoveri

Lo stop per 24 ore. Ieri mattina in reparto c’erano 72 degenti, contro i 46 previsti. Il primario Simeone: la situazione peggiora
PESCARA. L’emergenza è costante. Quotidiana. Ma ci sono dei giorni in cui il sovraffollamento è strabordante, nel reparto di Geriatria. E la situazione diventa sempre più insostenibile. Ieri mattina in reparto c’erano 72 pazienti, a fronte dei 54 posti letto disponibili sulla carta sono 46). E 15 anziani, se non 16, erano collocati in corridoio. Inevitabili i disagi, le lamentele, i momenti di tensione.
Il primario, Emilio Francesco Simeone è «preoccupato» per questa situazione che non esita a definire «indecente». Il numero di pazienti è «esagerato» e Simeone ha «ripetutamente» comunicato l’esistenza del problema alla direzione sanitaria. Spiega anche che il problema è stato affrontato più volte ed è stata anche trovata una soluzione, cioè destinare i pazienti di una certa età in altri reparti, a seconda delle patologie, quando la Geriatria non ha più la possibilità di accogliere ricoverati. «Si deve pensare, cioè, a un ricovero per competenza e non più per età» ma questo meccanismo non sempre funziona e non sempre è attuabile. E lo dimostra il brulicare di posti letto in corridoio che si è verificato anche ieri, come accade ciclicamente, da sempre. È stato anche prospettato l’utilizzo di «altri spazi», in ospedale, ma questa soluzione non appare possibile. E la «sofferenza si accentua sempre più», in termini di spazi, aggiunge il primario.
L’aumento costante dei degenti potrebbe essere aggravato dalla eliminazione dei posti letto destinati agli anziani all’ospedale di Penne, ipotizza il primario. Ma questo non appare un fattore determinante, perché dietro i letti in corridoio ci sono diversi problemi da affrontare e risolvere. Ci sono anziani, ad esempio, che tornano in ospedale appena 48 ore dopo dalle dimissioni. E ce ne sono altri che arrivano al pronto soccorso in ambulanza e, pur volendo, sarebbe difficile rimandarli a casa. Un sistema complesso da gestire che rischia di implodere, specie quando si sommano diverse concause.
Dopo aver raggiunto il picco dei 72 ricoveri il primario ha segnalato la necessità di intervenire alla direzione sanitaria, che ha disposto uno stop ai nuovi ingressi in reparto «per 24 ore», da ieri. Una soluzione tampone che andrebbe affiancata, però, da provvedimenti di respiro più lungo. Anche perché, ammette sempre Simeone, destinare un malato al corridoio vuol dire che «non viene assicurata la privacy, non c’è riservatezza». E il malato «è esposto a correnti e polveri e deve sopportare il via vai dei familiari degli altri degenti nelle ore di visita, oltre all’intromissione di chi si occupa delle pulizie. Quale può essere la qualità del servizio percepita dai pazienti, in queste condizioni?», chiede Simeone. E il personale? «Ci sono 10 medici e trenta infermieri che potrebbero essere sufficienti se i posti letto occupati realmente fossero 46-50 ma per 72 non bastano più. La carenza di infermieri e personale assistenziale si avverte, in determinate condizioni». Anche se tutti fanno «i salti mortali», i momenti di tensione con i parenti dei ricoverati sono inevitabili.
Soluzioni definitive non sono mai state trovate. I vertici dell’ospedale e della Asl «si sono interessati» e si è pensato di ricorrere ad altri reparti, in caso di necessità. «Ma una volta trovata la quadratura capita che il sistema salti e si ricominci tutto da capo anche perché è difficile collocare altrove 16 persone per volta». E il peso del tempo che passa si sente perché «ogni settimana si segna una tacchettina in più», per il sovraffollamento.
Nel pomeriggio di ieri l’emergenza è parzialmente rientrata, ha fatto sapere la Asl. Una volta superato il momento «dell’accavallamento tra nuovi ingressi e dimissioni, il numero dei degenti è sceso a 61».
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