Gestione dell’emergenza, ecco le accuse

7 Giugno 2018

Dal Comitato operativo riunito «solo alle 15,30 del 18 gennaio» alla mancata evacuazione del resort

PESCARA. Non solo la mancata prevenzione, ma anche la gestione dell’emergenza viene contestata alla Regione e in particolare, nelle rispettive qualità e funzioni, al presidente Luciano D’Alfonso, a Mario Mazzocca che a gennaio 2017 era sottosegretario alla presidenza con la stessa delega alla Protezione civile, a Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa regionale, ad Antonio Iovino, dirigente responsabile del Servizio programmazione di attività di protezione civile e, anche, a Carlo Giovani, dirigente del servizio Prevenzione rischi di protezione civile già indagato lo scorso dicembre.
A loro la Procura contesta di aver attivato «tardivamente (non almeno a far data dal 16 gennaio 2017 ma solo alle 15,30 del 18 gennaio 2017)» il Comitato operativo regionale per le emergenze, «peraltro in località diversa da quella della sala operativa» (la riunione delle 15,30 del 18 gennaio avvenne a Pescara invece che all’Aquila) e dunque anche in assenza delle schede di eventi predisposte dalla stessa sala operativa regionale «e senza sollecitarne l’immediata trasmissione». E «in assenza di piani di emergenza regionali». Così, secondo la Procura, la Regione «ometteva di svolgere tempestivamente il ruolo assegnato dalla legge di coordinamento delle attività di soccorso, di collaborazione e di raccordo dei Ccs in ambito regionale» e quindi, anche «nella ricognizione e individuazione delle deficienze operative» come fu l’inefficienza della turbina.
Secondo la Procura, «la Regione omise di far fronte a questa mancanza», non richiedendo e non attivandosi per il recupero e la sostituzione con un mezzo «di analoga o superiore capacità»; e omise di disporre il divieto di percorrenza e la conseguente evacuazione tempestiva dell’hotel Rigopiano. In questo contesto, che prende spunto dalla denuncia presentata dagli avvocati del sindaco di Faridola Ilario Lacchetta (tra i 38 indagati) , Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, la Procura di Pescar sostiene che gli indagati «determinavano le condizioni per il totale isolamento dell’hotel Rigopiano, tali da determinare e/o non impedire che la strada provinciale dell’hotel Rigopiano, al bivio Mirri, lunga 9,300 km, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo (ospiti e personale) di allontanarsi, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio 2017». (s.d.l.)