Gestione Naiadi e bancarotta: a processo Serraiocco e altri tre

29 Settembre 2021

Con il commercialista pescarese, il finanziere Paolo Colaneri, Livio Di Bartolomeo e Daniele D’Orazio I quattro soci e amministratori della Progetto sport sono accusati di aver nascosto o dissipato soldi 

PESCARA. Inizierà il 22 dicembre il processo per bancarotta fraudolenta a carico di ex amministratori e soci della Progetto Sport Gestione Impianti che gestiva il complesso delle piscine Le Naiadi di Pescara. Lo ha deciso ieri il gup Giovanni De Rensis che ha rinviato a giudizio Vincenzo Serraiocco, commercialista prestato alla politica (fu anche candidato a sindaco di Pescara), coinvolto in questa vicenda giudiziaria per aver ricoperto la carica di presidente del consiglio di amministrazione fino al 31 gennaio del 2019 e ritenuto amministratore di fatto anche nel periodo successivo; Livio Di Bartolomeo, membro del cda che sostituì Serraiocco; Paolo Colaneri, finanziere che all’epoca prestava servizio a Popoli dove i colleghi effettuarono una perquisizione nel suo ufficio, e Daniele D’Orazio, questi ultimi due ritenuti «soci e gestori e amministratori di fatto della medesima società fino al fallimento», come scrive il pm Andrea Papalia nel capo di imputazione.
Non è servita, dunque, la lunga discussione portata avanti ieri dal nutrito collegio di difesa (Giuliano Milia, Eleuterio Simonelli, Federico Pace, Marco Femminella, Roberto Serino e Alessandro Perrucci) che aveva chiesto, senza ottenerla, una perizia suppletiva per meglio chiarire alcuni aspetti fondamentali secondo la loro tesi: il giudice ha invece deciso per il rinvio a giudizio e quindi questa possibilità potrà ancora essere sfruttata in sede dibattimentale davanti ai giudici del collegio.
La società venne dichiarata fallita dal tribunale il 24 aprile del 2019 con un passivo di almeno 6 milioni e 300 mila euro. Secondo la tesi accusatoria i quattro avrebbero compiuto una serie di azioni «allo scopo di recare pregiudizio ai creditori e di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto».
Uno dei passaggi ritenuti importanti per l’accusa riguarda la questione dei 750 mila euro che la Regione versò alla società. Soldi che, secondo la procura, facevano parte del patrimonio sociale, mentre sarebbero stati tenuti «nascosti» al curatore fallimentare (che in diverse occasioni ha lamentato per iscritto un difetto di comunicazione e di trasparenza con la proprietà, che non avrebbe fornito gli elementi utili per una valutazione completa della situazione economica), o quantomeno parte di quei soldi, pari a 111 mila euro, si ritiene sia stata distratta.
«Distratto o dissipato», si legge nell’imputazione in relazione all’operato degli amministratori, «una somma complessiva di 450 mila euro, derivante sempre dal medesimo pagamento effettuato dalla Regione Abruzzo, mediante emissione di due assegni circolari, tratti dal conto della Progetto Sport e intestati alla medesima società, ma in realtà custoditi e rinvenuti, in data 5 ottobre 2018, presso l'abitazione di Serraiocco, peraltro in evidente e palese violazione degli obblighi concordatari, trattandosi di somme destinate al soddisfacimento della massa concordataria».
Sarebbero poi stati eseguiti più pagamenti «solo a favore di taluni creditori a pregiudizio di altri». E poi ancora la questione della società controllata, Progetto Sport Nuoto, amministrata sempre da Serraiocco, ceduta con atto notarile allo stesso Serraiocco e agli altri due soci, Colaneri e D’Orazio, al valore nominale del capitale sociale di 900 euro (costò quindi ai tre solo 300 euro a testa): valore ritenuto irrisorio e «di gran lunga inferiore al valore effettivo», trattandosi di quote relative a una società che poteva considerarsi la vera cassaforte del gruppo, con un fatturato medio annuo di oltre 1 milione e 600 mila euro. E poi ancora una lunga serie di contestazioni relative anche alle immobilizzazioni immateriali e altre questioni, «tutti cespiti, beni e valori e somme di denaro non rinvenuti né appresi dalla curatela». Adesso tutto dovrà essere approfondito davanti ai giudici del collegio.
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