Gettano la corona di fiori delle foibe

Sorpresi dalla Digos, tre giovani nei guai. Il sindaco Masci: «Gesto scellerato»
PESCARA. Nella tarda serata di giovedì, hanno danneggiato la corona di fiori che solo qualche ora prima era stata deposta in piazza Martiri Dalmati e Giuliano per rendere omaggio alle vittime delle Foibe. L’hanno presa e gettata nella vicina fontana. Ma mentre cercavano di scappare, sono stati bloccati dai poliziotti della Digos diretti da Dante Cosentino, e denunciati. A finire nei guai due donne di 28 e 26 anni e un uomo di 35, domiciliati tra Pescara e Montesilvano, tutti già conosciuti per la frequentazione di ambienti anarchici e per essere stati già denunciati in occasione di manifestazioni in piazza. E ora devono rispondere di danneggiamento.
Essendosi già verificati in passato fatti analoghi, in particolare lo scorso anno, dopo la cerimonia tenutasi in mattinata, gli agenti della Digos sono rimasti in zona a vigilare. E in serata hanno visto i tre, dirigersi velocemente verso il centro della piazza, afferrare la corona e buttarla nella fontana per poi allontanarsi a piedi verso piazza Garibaldi. E a quel punto li hanno quindi raggiunti e portati in questura.
Il 35enne, fra l’altro, è stato sanzionato per essere stato trovato in possesso di 0,9 grammi di hashish.
Ieri mattina, a dare per primo la notizia di quanto accaduto è stato su facebook il sindaco Carlo Masci. «Quella corona», ha scritto, è stata distrutta e gettata nella adiacente fontana da tre ragazzi, un uomo e due donne, ideologicamente schierati. Hanno agito nell'oscurità pensando di farla franca per quel gesto stupido, scellerato e delinquenziale. Questa volta, però, hanno trovato sul posto agenti della Digos schierati in incognito dal questore per controllare la situazione, che li hanno bloccati e denunciati. Ovviamente, provvederemo ad apporre nuovamente la corona nella piazza per rendere omaggio ai nostri martiri». Quindi il ringraziamento alle forze dell'ordine «che, con un tempismo eccezionale, hanno individuato i responsabili di quella follia». (a.d.f.)

