Giù il cappello, sfilano gli alpini d’Abruzzo

La sezione regionale con 12mila presenti: «Ricostruire L’Aquila bella come era» Brividi per il nonno in carrozzella che si alza sull’attenti per le medaglie d’oro

L’AQUILA. Il nonno degli alpini è su una carrozzella spinta da un ex commilitone e quando si presenta di fronte al palco delle autorità e alle oltre 200 medaglie appuntate sul labaro dell’Associazione nazionale delle penne nere fa un cenno con la mano, ferma il corteo e si solleva in piedi, sorretto da un paio di stampelle. La folla interrompe applausi e grida di entusiasmo. Pochi istanti necessari al soldato dai capelli bianchi per un saluto militare al labaro pluridecorato, simbolo di gloria per tutti gli alpini. Gli occhi di qualche spettatrice brillano come quelle medaglie che ricordano il sacrificio anche degli eroici alpini abruzzesi, da Luciano Bertolotti a Gino Campomizzi, fino a Federico Colinelli o Francesco Confalonieri e Ugo Piccinini, solo per citarne alcuni.

Sta nel gesto del vecio in carrozzella la fierezza della sfilata dei 12mila alpini di questa terra, chiamati a chiudere l’Adunata nazionale 2015.

Una sfilata nella sfilata, fatta di camicie a quadretti azzurri, bianchi e verdi, e carica di emozione.

«Il nostro lungo viaggio è compiuto» le parole dell’instancabile speaker all’arrivo della folta delegazione dell’Ana Abruzzi, fondata nel 1929 con appena ventidue soci e oggi fra le più rappresentative d’Italia. «Un viaggio iniziato a Latina nel 2009» riprende «poche settimane dopo il terremoto dell’Aquila, quando dal fondo del corteo vedemmo spuntare i colori della delegazione abruzzese e fummo colpiti nel nostro cuore. L’Aquila oggi ha volato».

Parole accolte da grida, applausi e sventolio di fazzoletti. Come quello di uno spettatore, Federico Corati, arrivato dal Pescarese con un foulard omaggio alla Brigata Majella, la storica formazione partigiana protagonista di epiche pagine di storia e di libertà.

Lo striscione bianco, verde e rosso dell’Ana sezione Abruzzi apre la sfilata della regione. Giù i cappelli. Striscione seguito da un’enorme bandiera degli stessi colori, lunga 99 metri, i numeri della città dell’Aquila (99 come le cannelle e le chiese), con sopra una scritta: Jemo ‘nnanzi (andiamo avanti).

Le emozioni si susseguono. Passa il vessillo della sezione regionale, con le sue 12 medaglie d’oro al valore militare, sorretto anche dal presidente Giovanni Natale. «Un evento straordinario che è anche un segno di rinascita per questa città» il messaggio lasciato da Natale.

Dietro di lui tutti i consiglieri dell’Ana Abruzzi, ufficiali e sottufficiali.

«L’Abruzzo ringrazia» è scritto su un altro striscione che precede l’arrivo di gran parte dei sindaci della regione. E un altro ancora: «L’abbraccio di Fossa a tutti gli alpini», a ricordare il sacrificio delle penne nere per aiutare la popolazione del paese dell’Aquilano colpito dal sisma di sei anni fa. «Lo sanno anche sul Gran Sasso, la tua baracca ha tutto un altro passo»: l’altra scritta ricorda il sogno di Alfonso Scimia e degli alpini che riuscirono a restaurare la chiesetta Madonna della neve a Campo Imperatore, poi inaugurata nel 1993 da Papa Giovanni Paolo II. Il serpentone colorato dell’Abruzzo continua a strappare applausi anche quando sfilano le centinaia di gagliardetti delle sezioni arrivate dal Pescarese, dal Teramano, dal Chietino, dalla Marsica, dalla Valle Peligna e dall’Alto Sangro. Poi è la volta dei volontari della Protezione civile e delle unità cinofile che tanto hanno fatto dopo la notte della terribile scossa.

Lo speaker che accompagna il cammino ricorda le figure dell’avvocato Peppino Prisco – il vicepresidente dell’Inter che aveva partecipato alla campagna di Russia come tenente nel Battaglione L’Aquila del Nono Reggimento alpini – e del capitano Jack Lombardi (originario di Penne), superiore dello stesso Prisco. La terza menzione è per l’avvocato Michele Jacobucci, fra i principali promotori dell’Ana Abruzzi. Altri striscioni: «Noi alpini a Fossa, ora impegno di tutti all’Aquila» e «Solidarietà alpina arma di pace».

La musica delle fanfare e del gruppo “I Leoncini d’Abruzzo” di Pescina è gioiosa coma la giornata. Quindi due frasi che racchiudono una certezza e un sogno. La prima: «Alpini all’alba un aiuto, oggi una conferma». E l’altra su uno striscione sorretto dagli alpini di Onna: «È un dovere ricostruire, ridateci L’Aquila bella come era».

L’arrivo del sindaco Massimo Cialente, dalle parti della tribuna delle autorità, somiglia all’ingresso di una star del cinema: strette di mano, selfie, ringraziamenti e abbracci. La chiusura della sfilata dell’Ana Abruzzi e dell’adunata è affidata alla Brigata Taurinense che scuote la folla al grido “L’Aquila”.

Il vessillo della sezione alpini di Asti e il gonfalone dello stesso Comune si accodano al gruppo, per un ideale passaggio di consegne. Nella città piemontese si terrà l’adunata del prossimo anno.

«Alpini sempre uniti, nella tormenta e fra le macerie» è l’ultimo messaggio prima del passaggio di 143 bandiere tricolori.

Un numero non scelto a caso per salutare la sfilata nella sfilata, visto che rappresenta gli anni di gloria e di storia del Corpo degli alpini.

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