Gioiellerie, la ripresa fa paura: «Affitti alti e pericoli di rapina»

10 Maggio 2020

Riapertura dal 18 maggio, ma gli orefici temono un crollo delle vendite: «Le famiglie sono in difficoltà I proprietari dei locali non rinunciano ai canoni e le mascherine possono favorire i malintenzionati»

PESCARA. Un futuro per nulla scintillante è quello che si prospetta per le gioiellerie. Eppure, gli articoli di questo tessuto commerciale brillano per loro natura, specie di fronte agli occhi di una donna.
I negozi di gioielli, secondo la tabella di marcia della fase 2 dettata dal governo, potranno rialzare le serrande dal prossimo 18 maggio, ma le perplessità tra chi lavora nel settore sono tante, specie di fronte a una capacità di spesa da parte degli italiani, che si preannuncia decisamente contratta.
RICAVI IN FUMO A ciò si aggiungono le grandi perdite per la categoria, che con gli annullamenti di matrimoni, comunioni, cresime e battesimi, ha visto andare in fumo i ricavi più sostanziosi. Il quadro, tutt'altro che positivo, si completa con le spese vive tra affitti, molto spesso onerosi, utenze e fornitori, che gli esercenti hanno continuato a sostenere, pure in pieno lockdown.
A delineare la situazione e le necessità del comparto è Andrea Cicconi, da 30 anni operatore nel settore, in accordo con Vincenzina De Sanctis, presidente Confcommercio Federorafi Pescara.
«In Abruzzo parliamo di circa 500 gioiellerie, per un totale di 5mila persone che gravitano attorno a questa filiera», illustra Cicconi. «Nel pescarese il numero è di 100 negozi di gioielli e di un totale di 1.500 addetti. Non trattandosi di un bene di prima necessità, le difficoltà in fase di riapertura saranno notevoli. Alla luce del quadro economico nel quale si trovano molte famiglie, il gioiello è il primo elemento a cui si tende a rinunciare e quindi si teme un'importante contrazione delle vendite».
AIUTI DAL GOVERNO «Con il lockdown», aggiunge Cicconi, «si è perso il periodo dell'anno migliore per il settore che vive da aprile a settembre di matrimoni, comunioni e cresime. È un comparto che ha bisogno di aiuti economici dal governo».
A pesare ulteriormente sono le spese, rimaste invariate in queste settimane. «Specie in centro, i negozi si trovano in locali dagli affitti altissimi e nessuno dei proprietari ha rinunciato ai canoni», sottolinea Cicconi. «I costi sono rimasti invariati, senza poter incassare un euro. Ci saremmo attesi una riapertura precedente, anche perché i rischi, con le giuste sanificazioni, sono minori in una gioielleria, dove già di per sé non si crea calca».
BANDITI IN AGGUATO C'è anche un altro fattore che preoccupa il settore. La mascherina, elemento di protezione essenziale nel contrasto al coronavirus, «rappresenta un parziale travisamento del volto e questo alimenta i timori degli esercenti, che potrebbero trovarsi di fronte a malintenzionati», avverte Cicconi. A non accettare la decisione di riaprire solo dal 18 maggio anche Arianna Della Penna, titolare della gioielleria Gemmy, lungo via Nicola Fabrizi. «Le gioiellerie causano molto meno assembramento di altri tipi di attività commerciali, come profumerie o fiorai. Non capiamo come mai ci abbiano tolto la possibilità di aprire e di approfittare di un'occasione come la Festa della mamma. Con questa sarà la terza festività che andiamo a perdere, oltre alla Pasqua e alla giornata del papà. Una perdita che si somma al periodo di vendita legato alle cerimonie che è saltato completamente».
PULIZIA LOCALI Intanto, la gioielliera si prepara con una sanificazione già programmata per la prossima settimana. «Nel negozio metteremo prodotti igienizzanti. All’interno, saranno presenti due dipendenti e i clienti potranno entrare uno alla volta. Il bancone è ampio un metro e 20 consentendo il distanziamento necessario. In queste settimane abbiamo provato a continuare l'attività con una proposta online, ma il gioiello è un articolo che va visto, spiegato e provato».