Giordano: io, un miracolato ho ripreso a fare fuochi d’artificio

25 Luglio 2014

Il racconto del sopravvissuto all’incidente di Villa Cipressi: «Ho sentito la morte sulla mia pelle poi con una gamba rotta sono riuscito a salvare mio cugino. La passione mi fa portare avanti l’attività»

SANT’ANGELO. «Io non ho visto soltanto la morte in faccia, io l’ho sentita sulla mia pelle: la morte mi ha toccato. Le esplosioni, le fiamme, le onde d’urto, i pezzi di pietre e cemento che volavano da tutte le parti: sono stato travolto in pieno e ho pensato che era finita, credevo di essere morto. Poi, dopo un paio di minuti, ho riaperto gli occhi, ho capito di essere ancora vivo e di essere stato graziato». Giordano Di Giacomo ha 24 anni e i segni della tragedia del 25 luglio 2013, proprio un anno fa, li porta ancora addosso: 62 punti su un piede, cicatrici su un polpaccio bucato dai pezzi di ferro, un orecchio ricostruito, senza contare tibia e perone rotti e ormai guariti. «Io quel giorno c’ero e, miracolosamente, sono ancora vivo». Dopo l’inferno di fuoco e le 5 vittime – Alessio Di Giacomo, 22 anni, corso verso il padre Mauro (45) dopo i primi boati e i primi incendi e verso le altre vittime, il papà di Giordano, Federico (50), e il cugino Roberto (39) – Giordano aveva detto basta con i fuochi. «Ma poi ci ho riflettuto bene e mi sono detto che non potevo mandare all’aria 37 anni della nostra ditta e il grande nome che ci eravamo fatti con tanti sacrifici. Così all’inizio di giugno, ho ricominciato a fare i fuochi: ho fatto spettacoli per la festa della Madonna dei Sette dolori, a Pescara, a Casoli di Atri, a Loreto Aprutino. Il 15 agosto farò i fuochi sul mare a Silvi», racconta mentre prepara l’attrezzatura per uno spettacolo a Formia. «La prima volta che ho rifatto gli spari ho avuto i brividi: mi sono ripassati davanti tutti i bei momenti passati con mio padre e gli altri parenti», ricorda, «stare con loro era sempre bello.

Quello che è successo un anno fa passa di continuo davanti agli occhi come la scena di un film: «Io stavo camminando davanti all’ufficio con il telefonino in mano e guardavo verso i laboratori distanti circa 50 metri. All’improvviso ho visto il fuoco e sono stato investito da un boato allucinante che mi ha fatto volare. Ho pensato subito a un incidente: sembrava la terza guerra mondiale, di più, il giorno del giudizio». Il racconto prosegue: «La prima squadra dei vigili del fuoco è arrivata dopo pochissimi minuti e ha fatto il proprio dovere. Vedevo Maurizio Berardinucci, il vigile del fuoco che è morto tre mesi dopo, che allungava le manichette dell’acqua per spegnere le fiamme. Poi, al massimo dopo una decina di minuti, ho iniziato a vedere che dall’ultimo deposito che era rimasto ancora in piedi usciva del fumo: ho detto ai vigili del fuoco di lasciare stare gli incendi e di buttare acqua su quella casamatta ma non c’è stato tempo: io mi sono girato di spalle, al mio fianco c’era mio cugino Alessio che era ancora vivo, e il deposito è esploso. Maurizio che stava nei pressi del camion dei vigili del fuoco parcheggiato proprio a pochi metri dal deposito, è stato sepolto dalle macerie. Io sono riuscito a salvare Gianmarco, mio cugino di 17 anni, anche se l’onda d'urto me l’ha fatto volare via dalle braccia. Gianmarco si è ferito, ha dovuto subire tante operazioni ma, adesso, sta bene. Mentre ero a terra chiamavo Alessio e gli altri ma non mi rispondevano, Gianmarco invece mi ha risposto quasi subito. Poi, alzando la testa ho visto i vigili del fuoco che soccorrevano Maurizio. Maurizio era un amico: la sua morte mi ha fatto male. Fino a quando non morirò non dimenticherò mai quelle scene». Poi, Giordano ha cercato di scappare: «Ma avevo la gamba rotta. Sono riuscito a percorrere poco più di un centinaio di metri per arrivare all’ambulanza e i denti, per quanto li tenevo stretti per il dolore, mi sembrava che stessero per spezzarsi. Poi mi sono risvegliato all’ospedale».

Anche se ha visto l’inferno, Giordano ha voluto ricominciare lo stesso: «Chi fa questo mestiere, per quanto è pericoloso, lo sa che deve mettere in conto che si esce la mattina e che non si sa se si torna a casa la sera». Lui la chiama passione: «Io cercherò di portare avanti la tradizione di famiglia, la passione per i fuochi ce l’ho da sempre. So che sarà difficile perché bisogna ripartire da zero e perché la crisi si ripercuote sul nostro settore. Quando ho detto ai miei familiari che avrei voluto continuare con i fuochi, ci sono rimasti di stucco ma è quello che voglio».

Giordano continua a chiedersi come sia potuto accadere: «Non si sa ancora da dove è partito il primo botto. Io spero che venga a galla la verità».

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