Giustino e Antonella, in coppia contro il virus «Così salviamo le vite»

Pescara, i medici Parruti e Frattari sono sposati: lottano insieme in ospedale Lavorano 12 ore al giorno senza sosta e in trincea: «Vinceremo la battaglia»
PESCARA. Giustino ha appena dimesso una signora di 89 anni che ha rischiato più volte di non farcela, ma che alla fine è riuscita a sconfiggere il Covid-19. Antonella viene da un’altra giornata di fuoco, tra nuovi ricoveri e le telefonate di ragazzi che chiamano per sapere come stanno i loro papà intubati. Loro sono Giustino Parruti, 58 anni, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'ospedale di Pescara e componente della task force della Regione sull’emergenza coronavirus, e Antonella Frattari, 46 anni, responsabile del reparto di Rianimazione. Una coppia sul lavoro e nella vita perché Giustino e Antonella sono sposati da cinque anni.
«Ci siamo conosciuti nel 2002 tra le corsie dell’ospedale», racconta Frattari. «Lui era il professor Parruti, io ero Antonella e basta. All’inizio eravamo distanti. Poi è scoppiato l’amore. Ci siamo messi insieme e oggi siamo marito e moglie». La loro storia ha varcato i confini dell’Abruzzo ed è arrivata anche a La7, dove i due medici sono stati ospiti della trasmissione Tagadà.
LA LOTTA AL COVID-19. Una coppia unita anche nella battaglia contro il coronavirus. Da settimane sono in trincea per combattere il Covid-19. Giorno e notte, con turni massacranti. E con un solo obiettivo: salvare più vite possibili. «È la prima volta da quando facciamo questo mestiere che non riusciamo a staccare la testa dal lavoro», raccontano. «Il pensiero va sempre lì, ai nostri pazienti. Anche la sera, dopo cena, al termine di una giornata infuocata, ci ritroviamo a parlare di quello che sta succedendo e pensiamo già a quello che c’è da fare il giorno dopo. Proprio l’altra sera siamo rimasti svegli fino a tardi per organizzare la riabilitazione respiratoria dei pazienti».
QUELLA LUNGA NOTTE. I due medici hanno avuto subito la percezione che il coronavirus avrebbe stravolto la vita anche in Abruzzo. «L’ho capito la prima notte», dice Parruti, «quando abbiamo ricoverato i primi due pazienti positivi. Ho avuto la percezione che sarebbe stata una cosa più grande di noi da affrontare. Quella notte io e Antonella siamo rimasti entrambi fino a tardi in ospedale. Lei ha iniziato a creare nuovi posti letto, io le correvo dietro come un matto per aiutarla. Creare nuovi reparti di terapia intensiva è stata una sfida fenomenale».
«I pazienti positivi arrivavano tutti insieme», aggiunge Frattari, «all’inizio ho avuto paura di non farcela e di non riuscire a rianimare tutti perché mancavano anche i ventilatori. Grazie all’aiuto di tutti siamo riusciti a fare un grande lavoro logistico, andando al di là delle nostre possibilità».
I TURNI MASSACRANTI. La sveglia suona all’alba. Alle 7,15 Parruti e Frattari escono di casa e vanno a sfidare il Covid-19. «Non prima di aver studiato il lavoro da fare e di esserci informati sulle ultime notizie», dicono. «Durante la giornata, poi, non ci perdiamo mai di vista. Ognuno fa le sue cose ma, se serve una mano, ci aiutiamo a vicenda. In questo periodo tutte le persone impegnate in questa emergenza lavorano 12 ore al giorno. Abbiamo solo mezz’ora di pausa, poi ci rivestiamo e ripartiamo. C’è uno spirito di collaborazione incredibile». E anche la sera, una volta tornati a casa, il telefono squilla di continuo. «L’unico sollievo è sentire il profumo che arriva dalla cucina», sorride Parruti, «dove c’è mia suocera che prepara delle prelibatezze».
LE VIDEOCHIAMATE CON I FAMILIARI. «La cosa più brutta è che i pazienti ricoverati non possono ricevere la visita dei loro parenti», racconta Antonella. «Ora abbiamo iniziato a fare le videochiamate tra i pazienti che si sono risvegliati e i loro familiari. È un momento toccante. Anche noi scoppiamo a piangere. Non poter vedere i propri cari è atroce. Io impazzirei senza vedere mio marito».
LA NONNINA DI 89 ANNI È GUARITA. Ci sono anche belle storie da raccontare. Come quella di una signora di 89 anni, la seconda paziente positiva al Covid-19 ad essere ricoverata a Pescara, che ce l’ha fatta. «Una signora simpaticissima», dice Parruti, «che ha rischiato più volte di non farcela. I loro familiari erano disperati e li chiamavo due volte al giorno per sostenerli. Alla fine la signora ce l’ha fatta. L’ho dimessa poche ore fa. È stata una gioia immensa».
TANTA VOGLIA DI NORMALITÀ. Quelle lunghe passeggiate in montagna mancano come l’aria. «Quando finirà tutto, ci aspetta la nostra casetta a Caramanico», dicono Giustino e Antonella.
«Ci mancano quelle mezze giornate di relax in montagna». Lontani da quelle corse frenetiche tra i corridoi dell’ospedale e dallo stress accumulato in questi giorni. Ma ora la presenza dei due medici è indispensabile in ospedale. Lì, in trincea. Per sconfiggere il nemico invisibile.
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