«Già in ginocchio, ora spese in più»

Barone (Cna Benessere): l’abusivismo rischia di diventare una piaga devastante
PESCARA. Le imprese della bellezza sono ormai allo stremo delle forze, in condizioni finanziarie disperate: è l’accorato appello di Angela Rita Barone, presidente regionale di Cna Benessere e Sanità, che non riesce proprio a cedere all’entusiasmo di fronte all’imminente ordinanza della Regione.
«Sono settimane che viviamo nell’incertezza», dichiara «e continuerò ad essere cauta. Almeno fino a quando non vedrò l’ordinanza scritta: solo allora ci crederò».
Il settore raccoglie 4.500 imprese, 10.000 dipendenti. Che scalpitano per riaprire. «Siamo stati tra i primi a fermarci, all’inizio di marzo» prosegue Barone. Proprio il periodo in cui nei saloni di bellezza normalmente si concentra, tra matrimoni, comunioni e preparazioni in vista dell’estate, il 40% dell’intero fatturato annuo. Un fatturato perso, che non si recupererà più. A differenza delle tasse, che sono solo rinviate di qualche mese.
«Non sappiamo più dove sbattere la testa: non tutti hanno ricevuto i 600 euro, la Cig in larga parte non è arrivata. E a parte i problemi economici, anche la clientela preme: con la ripresa generale del lavoro, tutti desiderano curare il proprio aspetto».
Perché è un servizio essenziale, quello che forniscono parrucchieri, estetiste e saloni di bellezza.
«Per i clienti a volte i nostri servizi sono una necessità, più che un vezzo», spiega ancora Barone. «Penso ai clienti con problemi podologici, con l’alopecia. Situazioni da seguire con costanza».
Non essere stati nemmeno menzionati nell’ultimo Dpcm fa rabbia, oltre a destare preoccupazione. La decisione della Regione di riaprire è frutto anche delle forti pressioni delle associazioni di categoria. «La nostra è una regione a basso indice di contagi, non vedo perché non dovremmo riaprire». Allo scopo, la Cna e le altre sigle hanno studiato un codice di autoregolamentazione, un protocollo di buone pratiche con tutte le norme igienico-sanitarie da mettere in atto, in attesa che il comitato tecnico-scientifico del governo faccia sapere qualcosa di più. «Finora sono stati diffusi solo i protocolli generici del 14 marzo e del 24 aprile. Riguardano tutte le attività, abbiamo preso spunto da quelli».
«Ma sono norme che noi», ribadisce la presidente Cna, «conosciamo bene. Soprattutto le estetiste, che lavorano da sempre in modalità sterile, sanificando attrezzi e ambienti. Dobbiamo solo aggiungere, a quello che già facevamo, il distanziamento sociale».
Il domani si presenta con poche certezze, ma una cosa appare chiara: i prezzi dei servizi dovranno necessariamente aumentare. Barone è rassegnata. «Saranno tante le spese in più. Il prezzo dei dispositivi monouso nell’ultimo periodo è triplicato: guanti, mantelline, camici, asciugamani igienici. Senza contare la sanificazione, di cui ancora non sappiamo nulla». «E vogliamo parlare del distanziamento?», prosegue. «Il numero dei clienti che potremo servire scenderà drasticamente. Certo, si perderanno posti di lavoro». Anche a causa dell’abusivismo, che mai come ora diventa una piaga dagli effetti devastanti.
«La richiesta dei nostri servizi non si è fermata per la pandemia», sottolinea Barone, «in molti si sono rivolti agli abusivi». E si è trattato di aggiungere illegalità su illegalità. Lavoro in nero, evasione fiscale, pericolo di infezioni, nessun rispetto delle norme igieniche, in una concorrenza che definire sleale sembra quasi un eufemismo.
«Siamo pronti per ripartire. Con tutte le misure che ci chiederanno di rispettare,» conclude Barone. «Devono solo indicarci quali e noi ci attrezzeremo. Ne va della nostra stessa sopravvivenza».
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