Gli aggressori urlavano in italiano «T’insegniamo noi a campare»

5 Agosto 2019

Il senegalese accoltellato a Pettorano, operato e ricoverato a Pescara è ancora in prognosi riservata Gli amici non lo lasciano un momento: «È stanco e prova tanta rabbia. Adesso lo proteggiamo noi»

PESCARA. «Ha paura ed è arrabbiato. Non ha mai litigato con nessuno, lui è un ragazzo mite e buono. Non conosceva quelli che lo hanno aggredito, ma parlavano italiano e saprebbe riconoscerli».
Gli amici di Sadio Camara, il senegalese di 27 anni accoltellato alla gola nelle campagne tra Pettorano sul Gizio e Sulmona e ricoverato da venerdì nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Pescara dove è stato operato d’urgenza dall’équipe del vice primario Marco Bianchedi, ieri hanno formato un cordone di protezione intorno al suo letto e non lo hanno lasciato neppure un istante. Sadio non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa, non se l’è sentita di raccontare ai cronisti la sua vicenda, ma ha lasciato che fossero gli amici a parlare per lui.
«Glielo abbiamo detto: ci siamo noi qui, ti proteggiamo, non devi avere paura. Lui è molto stanco, non riesce a parlare dopo l’intervento, ma ora prova tanta rabbia» e teme per la sua vita. Si intuisce dalle parole di Issiaka Kamara, giovane ospite del Cas (centro di accoglienza) di Pettorano e amico di Sadio che, come gli altri, si è stretto intorno al paziente in segno di affetto e solidarietà. La prognosi del senegalese è riservata. Le sue condizioni di salute sono in miglioramento, ma dovrà affrontare ancora un paio di settimane di convalescenza.
Lo conferma Bianchedi, che ha effettuato l’intervento chirurgico insieme alla collega Sara Cordeschi: «Il giovane è arrivato da noi venerdì pomeriggio in condizioni fisiche critiche ed era molto provato psicologicamente. Lo abbiamo operato immediatamente, aveva una ferita al collo profonda dieci centimetri che abbiamo dovuto suturare».
Inoltre, prosegue il dirigente medico di Otorino, unità operativa complessa diretta da Claudio Caporale, «siamo dovuti intervenire anche sull’esofago dove c’erano delle aree infette che andavano trattate d’urgenza», altrimenti sarebbe stato compromesso il percorso riservato all’alimentazione, «la prognosi è riservata, ancora per un paio di settimane dovrà restare in osservazione. Se la coltellata avesse reciso la carotide sarebbe morto subito. Comunque ha un fisico molto forte e sta migliorando, qui in reparto è ben seguito da tutti e protetto dalla sicurezza interna all’ospedale».
L’intervento chirurgico è durato tre ore, dalle 16.30 (poco prima il senegalese era arrivato al pronto soccorso e successivamente ricoverato nel reparto di Otorino) alle 19.30 di venerdì scorso.
Ma il giovane, originario di Sediou in Senegal, è stato fermato, minacciato e colpito con un fendente alla gola nel pomeriggio di martedì scorso. E poi gettato in un fossato dove è rimasto privo di sensi per molte ore, un tempo lunghissimo, prima di risvegliarsi e dare l’allarme. Il 27enne, attivista molto conosciuto in zona, stava percorrendo in bicicletta la strada che da Sulmona, dove svolge un servizio di assistenza agli anziani, fino a Pettorano, un tragitto di una decina di chilometri. Stava tornando nel centro di accoglienza quando ha subito l’assalto di due persone, «presumibilmente della zona di Sulmona», ipotizza Emanuele Verrocchi della Cgil immigrazione dell’Aquila, «quando è stato aggredito, colpito e abbandonato in campagna. È svenuto e quando si è ripreso ha trovato la forza di dare l’allarme» dopo aver risalito la scarpata a fatica e raggiunto il centro di accoglienza dove è stato soccorso. Non è chiaro cosa sia accaduto nei tre giorni, dal ferimento al ricovero in ospedale a Pescara.
«Non abbiamo parole per quanto accaduto, possiamo solo esprimergli la nostra solidarietà» conclude il sindacalista che aggiunge: «Sadio Camara è un attivista conosciuto, un leader dell’associazione Ubuntu di Sulmona» che si occupa, si legge nel profilo facebook del sodalizio, di «assistere i richiedenti asilo provenienti da tutto il mondo che giungono a Sulmona, promuovendo i processi di integrazione socio culturale». Chi gli ha teso l’agguato gli ha urlato contro «ti insegniamo noi a campare» mentre il senegalese veniva massacrato di botte.
«No, Sadio non conosceva le persone che lo hanno accoltellato», sostengono gli amici del centro di accoglienza di Pettorano che ieri mattina hanno formato un cordone impenetrabile nella stanza al quarto piano dell’ospedale, «ricorda solo di averli sentiti parlare in italiano. Ma lui non ha nemici, è buono e con un carattere mite. Non capiamo chi e perché ha fatto questo. Però lui dice di essere in grado di riconoscerli». Di qui la paura del senegalese che teme eventuali ritorsioni. Nel frattempo deve restare in ospedale per riprendersi dallo choc dell’accaduto. Sul suo caso a Sulmona è stata aperta un’inchiesta per tentato omicidio, al momento contro ignoti.