Gli ambientalisti all’attacco «Bonifica tra ritardi e omissioni»

25 Novembre 2016

Dopo l’esposto di sei mesi fa, il comitato degli attivisti ribadisce l’urgenza di intervenire «A Bussi la contaminazione va fermata, i responsabili devono pulire al di là degli esiti penali»

BUSSI SUL TIRINO. Torna alla carica il Forum H2O per denunciare le omissioni e i ritardi nella bonifica del sito inquinato di Tremonti durante i dodici anni trascorsi dalla scoperta della discarica (marzo 2007) e già denunciati in un esposto depositato sei mesi fa.

Con quell’atto si chiese alla Procure competenti e alla Corte dei Conti di valutare l’operato dei responsabili e dei funzionari di opifici ed enti a vario titolo coinvolti.

«E questo perché», spiega Augusto De Sanctis del Forum, «proprio a queste figure, autori della contaminazione ambientale, la continua fuoriuscita di sostanze pericolose dal sito che ancora oggi prosegue in maniera continua e silente, produce vantaggi economici e finanziari. Ci sono in ballo centinaia di milioni di euro, ma se la contaminazione continua, la bonifica consisterà nel trasferimento del contenuto delle discariche del sito bussese e di altri in Val Pescara, in mare e nei corpi di piante e animali. Ricordiamo che i responsabili della contaminazione devono pulire al di là della sussistenza di reati penali o meno, ma gli enti in questi anni paiono aver dimenticato di applicare il principio “Chi inquina paga” affidandosi solo alle risultanze del procedimento penale e tralasciando quello amministrativo. E in particolare, cosa che appare pazzesca», rimarca De Sanctis, «l’individuazione del responsabile della contaminazione». Nodo focale, quest’ultimo, poiché solo il suo scioglimento consentirebbe l’attuazione, da parte del responsabile, di tutti gli interventi di bonifica con i relativi costi, anche perché non è possibile agire spendendo denaro pubblico su aree private. A Bussi le aree interessate sono la discarica Tremonti con il suo enorme contenuto di inquinanti, il sito industriale dove oggi opera ancora Solvay e le discariche 2A e 2B. Ma ci sono anche il sito dello stabilimento Montecatini di Piano d'Orta e diversi siti lungo il fiume Pescara coincidenti per larga parte con gli invasi Enel in cui potrebbero essersi fermati sedimenti inquinati (tra queste la diga di Alanno), che ne contiene circa 2 milioni di metri cubi.

Il Forum nell’esposto ripercorre la storia della loro scoperta e lo stato degli iter di procedura per la messa in sicurezza di emergenza, per la caratterizzazione, per la redazione del progetto di bonifica e, come ultima fase, la sua esecuzione che però fino ad oggi non è stata attuata in nessun sito. «Aggiungiamo», si legge ancora in una nota del Forum, «che esiste una contaminazione diffusa, vedi quella del mercurio, che riguarda l'ambiente fluviale. Mancano anche le caratterizzazione degli invasi Enel e degli altri tratti fluviali, carenza molto dannosa perché non permette di comprendere esattamente lo stato del fenomeno di contaminazione».

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