Gli ambulanti protestano: «Non trattateci da abusivi»

A San Giuseppe, in zona ospedale, i venditori chiedono di essere regolarizzati E ai Colli i titolari delle bancarelle premono per tornare nell’area dei Sette Dolori
PESCARA. Ambulanti pescaresi in rivolta. Verdurai e fruttaroli del mercatino quotidiano di San Giuseppe, zona ospedale, non vogliono essere più considerati “abusivi" e chiedono al Comune la regolarizzazione delle assegnazioni dei posteggi: un problema che si trascina da decenni.
Ieri mattina, in strada, ad appoggiare le loro rimostranze c'erano il consigliere regionale Pd Antonio Blasioli e i consiglieri comunali Piero Giampietro e Stefania Catalano convinti che «basterebbe una semplice delibera di giunta per restituire regole e dignità a una presenza storica del quartiere».
Dai Colli, produttori agricoli e commercianti di abbigliamento, scarpe e borse, lamentano un crollo degli affari del 50% e chiedono di tornare nella sede storica del mercato, l'area intorno alla basilica della Madonna dei Sette Dolori, dal parcheggio del supermercato Conad di via Di Sotto dove sono ospitati da maggio in spazi più ampi sulla base delle normative anti Covid. I venti della protesta soffiano anche in viale Pepe, dove, a detta di uno dei rappresentanti degli ambulanti di Pescara e Montesilvano, Enzo Di Giuliantonio, ci sarebbero «una settantina di bancarelle che non sono ancora pienamente operative nella zona dello stadio a ridosso delle attività commerciali», non solo a causa dell'emergenza sanitaria ancora in corso, ma anche perché «sono previsti lavori per la realizzazione di una rotatoria tra via Pepe e via Marconi».
Così l'assessore ai Mercati, Alfredo Cremonese, replica alle istanze degli operatori: «Il mercato di San Giuseppe ufficialmente non è mai esistito», spiega l'amministratore, «ma già da tempo abbiamo dato mandato agli uffici tecnici di istruire le pratiche burocratiche per istituzionalizzare il mercatino. A norma di legge prepareremo un bando per l'assegnazione dei posti. Stiamo velocizzando il più possibile, ma le procedure si stanno allungando anche per carenza di organici in fase di emergenza, e allo studio ci sono le normative di sicurezza che cambiano in continuazione».
Per l’area mercatale sorta per far fronte all'emergenza nel parcheggio del supermercato Conad ai Colli, l'assessore spiega che quella zona «è stata individuata dall'amministrazione come la più idonea, perché sufficientemente ampia per consentire di rispettare le distanze di sicurezza, che da cinque metri da bancone a bancone ora si sono ridotte a un metro, come ci impongono le normative in evoluzione. Stiamo valutando il ritorno alla location tradizionale, nel frattempo gestiamo nel miglior modo possibile l'emergenza».
Sono un centinaio gli ambulanti, produttori agricoli e categorie commerciali che ogni venerdì aprono le bancarelle nell’area parcheggi del supermercato. «Ed ecco il primo problema», osserva Di Giuliantonio, «perché con l'area invasa dalle bancarelle, chi arriva in macchina a fare acquisti è costretto a parcheggiare dove capita, in strada, nelle rientranze e nei viottoli. Altra questione è che cambiando la sede storica, risentiamo di un calo degli affari di almeno il 50% dettato da una diminuzione della clientela. Sappiamo di dover rispettare la sicurezza, ma chiediamo al Comune di fare il possibile per farci tornare nell’area intorno alla chiesa».
Dal mercato del quartiere San Giuseppe, Andrea Luciani, 24 anni, fruttivendolo di Villanova di Cepagatti, dice di «voler proseguire la tradizione di famiglia iniziata da nonno Guido e papà Tommaso, produttori agricoli a km zero, perciò chiediamo al Comune di regolarizzare al più presto le nostre posizioni. Non vogliamo più essere considerati abusivi, perché le tasse le paghiamo. Vogliamo solo lavorare serenamente e non vivere nella paura che da un momento all’altro ci piombi addosso la mannaia di una multa o che ci sequestrino la merce perché, non per colpa nostra, non abbiamo le carte in regola».
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