Gli architetti a convegno su rischi e risposta alle calamità

POPOLI. Si tiene oggi pomeriggio nel teatro comunale il meeting della Fondazione Architetti Chieti Pescara in collaborazione con la sezione Inu Abruzzo e Molise. Un seminario deontologico, in...
POPOLI. Si tiene oggi pomeriggio nel teatro comunale il meeting della Fondazione Architetti Chieti Pescara in collaborazione con la sezione Inu Abruzzo e Molise. Un seminario deontologico, in programma dalle 15 alle 19, per ribadire l’urgenza di mettere a punto, su più livelli di governo, efficaci strategie operative di prevenzione dei rischi naturali, elevando il livello di sicurezza e la capacità reale di risposta in caso di calamità naturali.
La Fondazione, per conto degli Ordini degli architetti di Chieti e Pescara, eroga attività formative e di aggiornamento professionale, con il patrocinio del Comune di Popoli e con il contributo organizzativo dell’architetto Dante Pallotta.
Si alterneranno sul palco diversi geologi, ingegneri e il meteorologo di fama Piero Di Carlo. Saranno presentate anche alcune buone prassi presenti sul territorio regionale su organizzazione dei sistemi locali di Protezione civile, come quella del Comune di Avezzano. Le conclusioni saranno affidate al preside del dipartimento di Architettura della D’Annunzio e al consigliere nazionale dell’Oappc, Walter Baricchi, delegato alla cura di cooperazione, solidarietà e protezione civile per l’organismo di rappresentanza nazionale degli architetti.
«In futuro, i tecnici professionisti», sostiene l’architetto Aldo Cilli, consigliere della Fondazione e promotore del seminario, «non dovranno più essere considerati quali semplici risolutori di problemi nei programmi di ricostruzione successivi ai disastri, ma andranno ascoltati anche in quelle attività decisionali preliminari nelle quali si delineano gli strumenti e le risorse funzionali a mitigare e gestire i rischi. Agli architetti», aggiunge Cilli, «quali figure capaci di immaginare e plasmare lo spazio, a varie scale, è richiesto nell’espletamento di ogni atto di progettazione, di rivalutare dimensione etica e consapevolezza deontologica a volte smarrita. Che si tratti di edilizia o urbanistica, una nuova centralità dei tecnici deve riaffermarsi attraverso la piena conoscenza del territorio, inteso nella sua plurale accezione e mutevole complessità, tenendo conto delle sue fragilità, dei rischi cui è sempre più esposto, per fenomeni meteorologici di violenza non sempre prevedibile, che rendono tangibili i cambiamenti climatici globali in atto».
Silvia Lattanzio

