Gli armatori di Giulianova: «Il ricavato della vendita non copre tutti i costi»

Il grido da Giulianova: «Ogni uscita, adesso, può costare fino a duemila euro».
E il prossimo passo è portare la mobilitazione sotto la sede della Regione
GIULIANOVA
Pescherecci fermi agli ormeggi e pescatori sul molo Laudadio, nel porto di Giulianova, per chiedere interventi contro il caro gasolio. Ieri, la marineria giuliese ha aderito allo sciopero nazionale della pesca. Circa trenta lavoratori, tra addetti allo strascico e alla piccola pesca artigianale, si sono ritrovati in porto per porre l’attenzione sulle difficoltà di un settore alle prese con costi sempre più pesanti e margini di guadagno ridotti. La protesta si è svolta pacificamente: anche diversi cittadini si sono avvicinati al sit-in per chiedere informazioni e manifestare vicinanza ai pescatori.
Tra i partecipanti, il consigliere regionale Dino Pepe del Pd, Nino Bertoni, presidente del consorzio Mercato ittico di Giulianova, Valentino Fabrizio Ferrante, presidente dell’Ente Porto e il presidente di Coldiretti Teramo Daniele Di Venanzio. Il portavoce Giovanni Massi, armatore del motopesca Flavia di Giulianova, chiarisce come lo sciopero «rappresenti soltanto il primo passo di una protesta destinata a proseguire in assenza di risposte concrete».
L’obiettivo è portare la mobilitazione direttamente all’Aquila, davanti al palazzo della Regione, con un presidio nel quale i pescatori intendono presentarsi simbolicamente con le proprie reti da pesca. Il problema più immediato, come segnalato anche nei tanti striscioni posizionati sulle imbarcazioni, è il costo del carburante. «Per un peschereccio a strascico la spesa può arrivare anche a duemila euro al giorno soltanto per uscire in mare», racconta Massi. A questa cifra vanno aggiunti gli stipendi dell’equipaggio, la manutenzione delle imbarcazioni, le attrezzature e le altre spese necessarie per lavorare. Il ricavato della vendita del pescato rischia così di non bastare a coprire i costi sostenuti, trasformando ogni uscita in un rischio economico. Le difficoltà non si limitano alle giornate trascorse in mare. Assicurazioni, contributi, tasse e canoni devono essere pagati regolarmente, indipendentemente dal numero delle uscite. Sul molo si sono ritrovati lavoratori dello strascico e della piccola pesca artigianale, uniti da problemi comuni.
Massi considera «significativa» la partecipazione registrata a Giulianova: secondo il suo resoconto, quasi tutte le marinerie italiane hanno partecipato allo sciopero, con le eccezioni di Civitanova e Chioggia, dove le imbarcazioni sono uscite in mare. «Per un comparto nel quale non sempre è facile trovare una posizione condivisa», dice l’armatore, «questa partecipazione rappresenta un segnale importante. La mobilitazione è stata organizzata «senza bandiere, simboli o loghi di partito».
Tra le contestazioni dei marittimi, ci sono anche le regole europee e i nuovi obblighi di controllo ipotizzati per le imbarcazioni, comprese le telecamere a bordo. Massi fa presente che «i pescherecci sono già sottoposti a controlli attraverso sistemi che registrano posizione, rotta e velocità, mentre i comandanti devono comunicare alla Capitaneria di porto le operazioni di uscita e rientro». L’introduzione di ulteriori strumenti di sorveglianza viene considerata dall’armatore «un nuovo adempimento, che rischia di gravare sulle imprese senza risolverne le difficoltà economiche».
Sulle richieste dei pescatori interviene Pepe che chiede misure straordinarie per la pesca sul modello degli interventi adottati per l’agricoltura: «Al porto di Giulianova abbiamo assistito a una protesta sofferta ma sacrosanta della marineria», dichiara. Il consigliere regionale annuncia la proposta di richiedere un provvedimento straordinario per la pesca alla Regione «esattamente come è stato fatto per l’agricoltura. Non è possibile lasciare sola la marineria di Giulianova che si sente completamente abbandonata dalle istituzioni, mentre gli armatori si trovano ad affrontare il doppio dei costi di gestione». Critiche anche riguardo le condizioni dell’infrastruttura portuale: «Il problema dell’insabbiamento del porto è gravissimo: per un'opera di dragaggio reale servono milioni di euro», sottolinea Pepe, «mentre i fondi annunciati dalla giunta regionale sono del tutto insufficienti e i 400mila euro promessi da anni non sono mai stati calati a terra. Servono stanziamenti maggiori e certi. Per questo motivo, chiederemo un intervento regionale straordinario, promuovendo un’azione compatta e unitaria insieme ai sindacati di categoria».

