Gli esperti non hanno dubbi: Omicron perderà la sua forza

Sviluppa poche mutazioni ed è meno patogena: l’analisi rassicurante di Stuppia e D’Alterio
Più di 103mila abruzzesi attualmente contagiati, quasi uno su dieci in lotta con il Covid e una pressione sugli ospedali che resta importante. In uno scenario ancora così drammatico, gli esperti riaccendono una fiamma di speranza per i prossimi mesi.
«La variante Omicron ha quasi soppiantato totalmente la Delta e questa è una buona notizia, perché è un ceppo con patogenicità più bassa», spiega Liborio Stuppia, direttore del laboratorio di Genetica molecolare dell’Università D’Annunzio. «I dati ci dicono che si tratta di una variante meno aggressiva rispetto a quelle che abbiamo conosciuto finora», conferma Nicola D’Alterio. Una prospettiva che permette di guardare con fiducia agli sviluppi della pandemia nei prossimi mesi, ma che certamente non deve illudere.
La guerra tra varianti
Secondo le anticipazioni di uno studio condotto dall'Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali, su 40 campionati sequenziati, ben 37 sono riconducibili alla Omicron e solo 3 a Delta. Questo vuol dire che il nuovo ceppo è responsabile del 92,5 per cento dei contagi in Abruzzo e sta per soppiantare totalmente la sua diretta concorrente, che resta al 7,5 per cento.
«Siamo su una percentuale superiore al 90% di Omicron», conferma D’Alterio, che sequenzia i campioni nel Teramano e nell’Aquilano. «Ma bisogna specificare che la nuova variante ha fatto questo scatto da poco», spiega Stuppia, che si occupa invece del sequenziamento nel Chietino e nel Pescarese e riscontra ancora una certa ostilità della variante Delta. «La vecchia e più aggressiva variante, in percentuale, sta scomparendo, ma non bisogna darla per morta perché sta ancora facendo danni. Di certo, però, il fatto che Omicron stia prendendo totalmente il sopravvento è un’ottima notizia, perché si tratta di un ceppo meno aggressivo».
La situazione in ospedale
La variante Delta non è stata ancora totalmente messa da parte, dunque, e resta predominante nei pazienti che si trovano al momento ricoverati in terapia intensiva.
In una recente indagine, condotta sui pazienti dell’ospedale Covid di Pescara, è emerso che, sul totale dei ricoverati in terapia intensiva, circa un quarto aveva la variante Omicron e quasi 8 su 10 non erano vaccinati. In area medica, invece, le due varianti si dividevano quasi equamente il numero di pazienti infettati, sempre con prevalenza di no vax.
«Questo ci dice due cose», sottolinea Stuppia, «che Omicron non può essere considerata come una banale influenza, ma certamente è meno violenta della Delta».
Le mutazioni di Omicron
Si tratta di piccoli segnali positivi nel plateau della quarta ondata, cioè quella fase di relativo stallo che dovrebbe precedere la discesa dei contagi. Piccole note di speranza che però assumono un’importanza rilevante in virtù delle caratteristiche della variante Omicron, che secondo alcuni studi sarebbe leggermente meno incline a mutare verso varianti più pericolose.
«Le varianti si manifestano per creare un vantaggio al virus», spiega Stuppia, «questo è accaduto con la Omicron. Ci siamo accorti da subito che presentava caratteristiche formidabili: per intenderci, ci sembra una variante difficilmente “migliorabile”, proprio perché ha in sé tutte le caratteristiche necessarie per diffondersi velocemente e poter sopravvivere al meglio. Ma anche questa, per noi, potrebbe essere una notizia positiva, perché se mantiene queste caratteristiche, forte infettività ma una bassa patogenicità, potrebbe fare meno danni».
La fase endemica
La speranza è quella di imbroccare presto la fase di discesa della curva dei contagi. Successivamente, quando Omicron avrà contagiato gran parte della popolazione, si potrà entrare nella fase che gli esperti definiscono “endemica”, cioè di convivenza con il virus.
Non scomparirà e resterà pericoloso, ma sarà molto più gestibile.
«Ci auguriamo che la previsione sia questa», dice Stuppia, «il fatto che Omicron sia così contagiosa ci spinge a pensare che resterà presente nella popolazione per un bel bezzo. Diventerà così diffusa che probabilmente ci condurrà verso la fase endemica».
Ma questo non implica un “liberi tutti”, perché la possibilità che nascano nuove varianti aggressive resta dietro l’angolo. «I virus mutano per trovare equilibrio con il loro ospite», spiega D’Alterio, «ecco perché non possiamo escludere che nascano nuovi ceppi improvvisamente. C’è bisogno di tenere alta la guardia perché potrebbero nascere nuove varianti del Covid anche più aggressive».

