Gli immigrati: abbiamo paura in quella zona

Guobadia, responsabile migranti per la Cgil, descrive le tensioni tra le comunità del quartiere dopo la lite
PESCARA. «La rissa di domenica sera tra rom e nigeriani è stato il primo episodio di violenza, ma adesso a Rancitelli gli immigrati hanno paura, al punto che qualcuno mi è arrivato a dire che non finirà qui». Con queste parole il responsabile del coordinamento migranti per la Cgil Abruzzo, Patrick Guobadia, commenta gli strascichi del la zuffa violenta in via Lago di Capestrano, in cui ha avuto la peggio un 33enne nigeriano, ferito alla testa e tuttora ricoverato in ospedale in prognosi riservata.
Il timore, adesso, dopo la diffusione delle immagini della rissa sui social e il clamore mediatico suscitato dalla rissa, è che ci possano essere «delle ripercussioni», ammette Guobadia. «È la prima volta che sento una cosa del genere», sottolinea il responsabile del coordinamento migranti per la Cgil Abruzzo dopo aver ascoltato al telefono la moglie del nigeriano ferito. «La donna è ancora sotto shock», prosegue Patrick Guobadia, «loro abitano da quattro anni in quell’appartamento sopra al ristorante, ma mi ha detto che non hanno mai avuto nessun problema. Soprattutto con i proprietari del ristorante i rapporti sono buoni, tant’è vero che lui è andato anche in ospedale con loro per vedere come stava il marito. Non immaginavano che i rom potessero avere comportamenti così violenti, altrimenti avrebbe impedito al marito di scendere».
Patrick Guobadia, dopo aver parlato anche con alcuni stranieri del quartiere, si sente di escludere rigurgiti xenofobi o altri episodi di stampo razzista che lascino pensare a una guerra tra rom contro immigrati. «Sono tante», spiega il responsabile dei migranti, «le comunità di stranieri che convivono da anni in questa zona difficile della città. Lo sappiamo tutti come funziona a Rancitelli. Ci sono i comportamenti dei rom che tutti gli altri non tollerano. Ma poi ognuno si fa i fatti suoi, evita di interviene e di intromettersi nei fatti degli altri per quieto vivere. È vietato persino chiamare la polizia o i carabinieri. La gente mi dice che non c’è razzismo, ma è innegabile che adesso si respira un clima di tensione, come se la situazione dovesse scoppiare da un momento all’altro. Gli immigrati hanno paura. Le comunità delle diverse etnie htemono ripercussioni. Qualcuno mi dice che il nigeriano ferito non doveva scendere. Un’altra persona poi ha aggiunto che secondo lei non finirà qua».
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