Gli imprenditori De Marchi condannati a 8 anni ciascuno
Popoli, i due fratelli erano accusati di riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita In aula uno dei due dichiara: «Sono innocente ma non per tutto, questa vicenda ci ha distrutto la vita»
POPOLI. Si chiude con due sole condanne e con 22 tra assoluzioni nel merito e per prescrizione, una vicenda giudiziaria piuttosto datata (i fatti risalgono al 2004) che nel 2016, 12 anni fa, portò anche a tre arresti e a una serie di sequestri operati dalla guardia di finanza sotto il coordinamento dell’allora sostituto procuratore Aldo Aceto. Le condanne di ieri, sentenziate dal collegio presieduto dal giudice Villani, riguardano soltanto i due principali imputati: i fratelli Mauro e Marco De Marchi di Popoli, titolari all’epoca dei fatti della società Italeuro. Sono stati condannati entrambi a 8 anni di reclusione per accuse pesanti come quella di riciclaggio e di reimpiego di denaro di provenienza illecita: per tutte le altre contestazioni sono stati assolti o prescritti anche loro. L’indagine della procura prese le mosse dal sequestro di un mini escavatore e di un carrello elevatore posti sotto sequestro dalla polizia stradale di Piano d’Orta, che avevano notato le matricole abrase dei due mezzi. Le successive indagini avrebbero poi permesso di accertare che i due fratelli da oltre un anno commercializzavano, oltre ad attrezzi e materiali tipici della loro attività, anche materiali di vario genere, persino generi alimentari come olio e vino, che non avevano nessuna attinenza con la loro attività, frutto, secondo quanto stabilì la procura, di una serie di truffe. Addirittura, durante un intervento degli investigatori in un cantiere della Italeuro, vennero rinvenuti 6 bancali di calze da uomo e donna, oggetto di furto in una nota ditta specializzata nel settore. Per trasportare tutto questo materiale illecito, secondo la procura i due fratelli di sarebbero avvalsi di fatture false, intestate a ditte compiacenti che poi finirono (con i vari amministratori) nell’elenco degli indagati. Ma il processo non avrebbe accertato la responsabilità di alcuni dei coindagati prima e coimputati dopo: non sarebbe emersa in dibattimento nessuna prova della loro colpevolezza. E ieri, prima della discussione, uno dei fratelli, Marco, ha giocato l’ultima carta con delle dichiarazioni spontanee: «Mi dichiaro innocente, ma non per tutto», ha detto al collegio, per poi scendere nel personale evidenziando come quella vicenda abbia pesato tantissimo sulla loro vita privata e lavorativa, completamente distrutta.
I due fratelli imprenditori di Popoli sono stati condannati solo per tre dei tanti capi di imputazione di cui rispondevano: tutti per riciclaggio e reimpiego di denaro di illecita provenienza. Si parla di carrelli elevatori, mini pala, mini escavatore, escavatore idraulico, condizionatori d'aria, 22 caldaie e via discorrendo. In uno dei tre capi di imputazione si fa riferimento anche a beni «di provenienza delittuosa, siccome rinvenienti da bancarotte fraudolente» di quattro società dichiarate fallite dal tribunale di Pescara nel 2005. Due condanne che probabilmente, visto il lungo tempo trascorso, potrebbero venire cancellate già in appello.

