Gli imprenditori: riportiamo la movida a Pescara Vecchia

«Vogliamo notti bianche, shopping, parcheggi, telecamere e i battelli sul fiume»
Si sono seduti intorno a un tavolo lungo via delle Caserme, 13 giovani imprenditori di Pescara vecchia, titolari di pub, ristoranti, pizzerie, lunch bar, Stefania Di Blasio e Tony Santacroce, a capo del Samboa e della delegazione di operatori; Leo Sfamurri (Chiodo Fisso restaurant), Simone Nunziato (Friends Pescara), Riccardo Martini (ristorante Casa Flaiano), Alessandro Potere (pizzeria Vecchia Pescara), Lucia Costanzo e Piera De Salvia (gintoneria Covent Garden), Roberta Di Natale (risto abruzzese Darò), Serena Mastrocola (Mastrocibo), Federico Valori (trieste pizza), Elia Cetrullo (Tiella) e Alex Acquaviva (Anyma cocktail bar).
E hanno ragionato sul da farsi, a voce alta. «A Pescara vecchia si sta bene, i nostri locali sono un mix di innovazione e tradizione di cui andiamo fieri e da qui non vorremmo andarcene» attaccano, ma «non ce la facciamo più» a vedere un quartiere «che potrebbe diventare la bomboniera della città e che invece si è lentamente spenta» sotto i colpi di una passata amministrazione, quella di Marco Alessandrini, che ha «preferito spostare le attenzioni di pescaresi e turisti nel centro cittadino».
TANTE MOVIDE Il riferimento è alla movida di via Battisti e dintorni che negli anni si è trasferita dal centro storico al centro cittadino grazie anche ad una serie di operazioni di marketing portate avanti dalla vecchia giunta che ha voluto «focalizzare l’attenzione commerciale e turistica» tra il mercato di piazza Muzii e piazza Salotto. Un «copia e incolla di Pescara vecchia» mal digerito dagli operatori dell’altra parte del fiume che invece non vogliono «una Pescara con tante movide», ma una città «unita negli obiettivi di rilancio culturale, storico e sugli eventi».
Gli eventi, appunto: «Anche noi vogliamo le luci d’artista che sono nate qui e poi le hanno portate in centro, anche noi vogliamo la musica in filodiffusione, le notti bianche e le notti dello shopping, di cui siamo stati spettatori impotenti, i concerti, gli spettacolini con le esibizioni dei giovani talenti del conservatorio D’Annunzio, i mercatini col vintage, il vinile, i libri, che riempiono le strade e le affollano di gente. Pescara vecchia deve vivere anche di giorno, non solo di notte».
PASSATO FASTOSO Dopo i fasti del passato, quelli degli anni Novanta («1997 via delle Caserme sotto le stelle», rivendica e precisa l’ideatrice Stefania Di Blasio) quando le viuzze del centro storico brulicavano di folle sedute alle chilometriche tavolate o a ballare sui tavoli, con una esplosione di concertini ed eventi sostenuti dall’allora assessore della giunta Pace, Carlo Masci, e dopo gli anni di oblio, «dal 2015 a oggi», gli operatori rialzano la testa.
Masci, «l’amico di Pescara vecchia» è tornato e i commercianti sospirano: «Dove eravamo rimasti»? parafrasando Enzo Tortora.
Anche se per il neo sindaco, non sarà un ritorno indolore perché l’elenco delle richieste dei commercianti è lunghissimo. A cominciare «dal posizionamento dei cestini, dei rifiuti, che mancano da sempre, alla pavimentazione da ripulire, ai fasci di luminarie per rischiarare le strade, alle piante per abbellire gli ingressi, al minimo di arredo urbano come le panchine, alle mappe da consegnare ai turisti».
Abbellire il centro storico in maniera tale che «il turista che arriva, ma gli stessi pescaresi, devono rimanere estasiati e orgogliosi di mettere piede nei luoghi della sua storia». Luoghi che sono stati anche diventano teatro di accoltellamenti e atti criminosi. «Ma non è questo il messaggio che deve passare di Pescara vecchia» si infervorano gli imprenditori del borgo che investono di «tasca propria» per dare una sistemata alle strade di Flaiano e D’Annunzio. «Le piante che vedete davanti agli ingressi dei locali, le abbiamo comprate noi, ma qui manca anche l’essenziale», figuriamoci il resto.
LA SICUREZZA Il resto è la sicurezza: «Più telecamere e funzionanti». Più parcheggi: «Si recuperano quelli della golena nord, magari affidati a cooperative, ma è necessario ripristinare la piattaforma galleggiante voluta dall’ex presidente della Provincia Pino De Dominicis, costata un botto (100mila euro) e mai entrata in funzione» se non per qualche giorno, «per consentire il passaggio da sponda a sponda», da nord a sud e i battelli sul fiume «come a Parigi, romantici e cattura turisti». Con la differenza che qui siamo a Pescara e sul fiume ci si cammina, piuttosto che attraversarlo in barca, tanta è la melma accumulata nei fondali che non si riesce ad eliminare con dragaggi di circostanza. Vogliono i dehors, gli spazi all'aperto forniti di tavolini, caratteristici di bar e di ristoranti. Perché i dehors, sostengono gli operatori del centro storico, «invitano a entrare nel locale» e quindi a catturare clientela, specie se nuova e turistica. Invece «la vecchia amministrazione non ci ha mai voluto concedere i permessi per realizzarli» rimarca il gruppo che parla anche a nome degli altri colleghi.
TASSE SALATE Però «le tasse le paghiamo, gli affitti pure, siamo sull’ordine di minimo duemila euro al mese, ma gli incassi negli ultimi cinque anni sono crollati. Ci teniamo però a ringraziare la nostra clientela fedele, che non segue le mode e per farsi un drink da noi arrivano anche da San Benedetto, Vasto, Teramo, Ascoli, Lanciano, Carsoli, Giulianova». Annotano i commercianti che «è difficile lottare contro i movimenti modaioli di questa città e le istituzioni assenti». Pur di vedere cantieri e rilancio del quartiere storico, sono disposti «ad abbassare le serrande per qualche giorno, a fermare le attività». L’importante è che questo quartiere torni ad essere un luogo «affollato di cittadini e turisti». Non il mortorio del giorno nella vecchia Pescara che andrebbe rivitalizzata con «l’apertura di botteghe artigiane, dai sarti agli antichisti, solo così possiamo il quartiere vive anche di giorno. Basta centro storico “Cenerentola”, ci vuole un restyling completo». A Masci lanciano «la nostra sfida per far risorgere Pescara vecchia, perché da qui non ce ne vogliamo andare».

