Gli infermieri: ora chiediamo contratti giusti

16 Giugno 2020

La protesta a Pescara. La referente Di Stefano: «Veniamo pagati poco, si rispettino i nostri diritti»

PESCARA. Ore 10,30 in punto. Palloncini rossi vengono liberati in cielo. Così gli infermieri, ieri mattina, hanno ricordato i 40 colleghi di tutta Italia, uno in Abruzzo, che hanno perso la vita nella lotta in prima linea contro il coronavirus. Anche a Pescara, i lavoratori della sanità sono scesi in piazza, partecipando alla protesta, in contemporanea con altre 31 città italiane, organizzata dal Movimento nazionale infermieri che riunisce, senza sigle, dipendenti pubblici e privati. Attraverso un flash mob silenzioso, messo in scena sulla spiaggia antistante la nave di Cascella e culminato con il lancio in aria dei palloncini, circa 40 infermieri hanno richiamato l'attenzione sulle problematiche del settore, al suono dell'hashtag #infermieriusaegetta.
«Durante l'emergenza coronavirus siamo stati chiamati angeli, salvatori e acclamati come eroi», spiega Mariagrazia Di Stefano, infermiera della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, nonché portavoce per l'Abruzzo della campagna. «Una volta finita, siamo stati abbandonati come un guanto monouso. Questo non è giusto, soprattutto per i 40 colleghi che hanno perso la vita. Ecco il significato del palloncino rosso che, come simbolo di riconoscimento per quanti non ci sono più, abbiamo liberato sincronicamente in tutte le piazze d'Italia». La protesta non è stato solo un modo per commemorare gli infermieri vittime del Covid-19, ma anche per accendere l'attenzione sulle criticità del comparto. Gli infermieri hanno avanzato quattro richieste precise. In primo luogo la stipula di un contratto ad hoc per la categoria; poi l'abolizione della clausola di esclusività per gli infermieri pubblici; l'equiparazione dei lavoratori dipendenti della sanità pubblica e privata e infine, il riconoscimento delle esperienze e dei corsi di formazione continua. «In 37 mila in tutta Italia, oggi (ieri per chi legge), siamo scesi in piazza», sottolinea Di Stefano «per reclamare i nostri diritti e far valere la professione. Siamo qui per chiedere un contratto esclusivo per noi infermieri e l'uscita dal comparto, che rappresenta una gabbia che non qualifica la nostra categoria».
La seconda istanza riguarda l'adeguamento degli stipendi a quelli dei colleghi del nord Europa e l'abolizione dell'esclusività per i dipendenti pubblici. «Noi siamo sempre infermieri, anche quando smettiamo il turno. Ci stiamo battendo», prosegue la referente, «perché non ci sono infermieri di serie A e infermieri di serie B. Chiediamo di equiparare quanti lavorano nel pubblico e quanti nel privato e di riconoscere la nostra professione anche attraverso lo scorrimento delle graduatorie e la possibilità di mobilizzarsi. Molti di noi hanno famiglie e figli piccoli e lavorano lontano. Chiediamo la possibilità di avvicinarci alla vita di tutti i giorni. La quarta e ultima richiesta riguarda il riconoscimento delle esperienze di qualificazione che seguiamo costantemente, attraverso la formazione continua», conclude.
©RIPRODUZIONE RISERVATA