Gli operatori: più vigilanza e nuove norme per i locali

6 Agosto 2019

Dopo l’ennesimo episodio di violenza tra giovanissimi, gli imprenditori balneari chiedono maggiori controlli soprattutto per la fascia di ragazzi tra i 14 e i 20 anni 

PESCARA. Si spegne la musica e si abbassano le luci stasera al Tartarughino, serata annullata.
Dopo la rissa tra ragazzini scoppiata nella notte tra sabato e domenica all’esterno del locale sulla riviera nord, culminata con l’accoltellamento di un neodiciottenne da parte del branco, gli organizzatori delle serate si interrogano sull’escalation di violenze che sempre più spesso coinvolge, da una parte e dall’altra, minorenni e giovanissimi. Riflettori puntati sulla sicurezza nelle discoteche, sulla prevenzione contro le droghe, sull’abuso di alcolici e sulla necessità di controlli più stringenti da parte delle forze dell’ordine. I titolari del Tartarughino, Anna Di Giambattista e Gianni Di Francesco, il giorno dopo la rissa si dicono «positivi nonostante tutto», eppure la loro è una decisione forte: «Abbiamo deciso di sospendere in segno di rispetto la serata già organizzata per questa sera», spiegano, «perché riteniamo che quanto accaduto all’esterno del locale sia un fatto gravissimo. Pescara è una città turistica e commerciale che sta crescendo tantissimo e che quindi eredita tutte le problematiche di una grande città, crocevia del Centro Italia. Ma le forze dell’ordine fanno un lavoro encomiabile, collaborano tantissimo con noi imprenditori. La polizia c’è ed è presente e i controlli non si risparmiano, non è vero che c’è tutto questo degrado e che sulla riviera c’è una guerriglia in atto, anzi le serate che organizziamo sono frequentate da tanta bella gente, stranieri compresi, che hanno solo voglia di divertirsi». Piuttosto, i titolari del Tartarughino chiedono «una maggiore collaborazione da parte dei cittadini».
«Il problema», aggiungono Di Giambattista e Di Francesco, «non sono gli imprenditori o la polizia, ma i cittadini che in questo contesto dovrebbero essere più disponibili a supportare la crescita della città, ad accettare il divertimento e il movimento e a segnalare quello che non va con una chiamata alle forze dell’ordine».
Il tema della movida violenta dei ragazzini tiene banco anche tra gli altri titolari degli stabilimenti del lungomare. Stefano Cardelli, titolare del Nettuno, si dice «preoccupato», soprattutto perché a finire al centro delle cronache ultimamente sono i giovanissimi dai 14 ai 20 anni: «Per chi, come me, organizza serate per un pubblico adulto», rimarca, «questi fenomeni sono rarissimi. Abbiamo la vigilanza privata all’esterno e una stretta collaborazione con le forze dell’ordine, pronte a intervenire in caso di pericolo, inoltre teniamo costantemente sotto controllo i flussi perché anche la calca può creare situazioni di nervosismo». Secondo Cardelli è necessario alzare il livello di attenzione verso questa fascia di ragazzi potenzialmente a rischio e aumentare i controlli nei luoghi che frequentano: «Bisogna insistere sul divieto di somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni che non hanno il fisico adatto a reggere l’alcol e punire severamente chi non rispetta la legge», conclude. Dello stesso avviso anche Luca Cardano, titolare di Alcyone , che torna a chiedere regole certe per disciplinare la movida e consentire anche agli organizzatori delle serate di dormire sonni tranquilli. «Ogni locale dovrebbe avere il metal detector all’ingresso per controllare cosa portano dietro i clienti che entrano», suggerisce, «oggi noi imprenditori abbiamo le mani legate perché il personale di vigilanza che paghiamo non ha il potere di effettuare perquisizioni e di conseguenza diventa impossibile intercettare coltelli o droga. Anche le forze dell’ordine fanno il possibile, con tutti i problemi di personale che si ritrovano, ma bisognerebbe intervenire a livello nazionale per cambiare la normativa di riferimento».
Francesca Caldarelli Liuzzi, titolare dello stabilimento Penelope, parla di una «situazione degenerata» nonostante non abbia vissuto le ultime aggressioni in prima linea. «L’interno del nostro locale», precisa l’imprenditrice, «è un’isola felice, ma appena fuori spuntano tutti i problemi legati ai pochi controlli e all’abbandono. Ho già fatto presente al sindaco Masci lo stato dell’ex Enaip e del parcheggio adiacente, diventati un centro di accoglienza naturale e un ricettacolo di degrado. Lui si è impegnato a risolvere il problema, dicendo che è già previsto un intervento, speriamo in un’accelerata».
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