Gli stranieri e l’agricoltura: precariato e paghe da fame

Da gennaio ad agosto di quest’anno in regione sono stati accolti 4.131 migranti
L'Abruzzo, da gennaio ad agosto di quest'anno, ha accolto 4.131 migranti. 3.218 sono ospitati nei centri di accoglienza, 913 nei centri Sai. Un mondo, quello dell'immigrazione, fortemente variegato e con un anello debole della catena: la ricerca del lavoro da parte di chi arriva sul suolo italiano.
Nella nostra regione il settore agricolo assorbe buona parte dei lavoratori stranieri che, in totale, ammontano a 36mila, con un contributo al Pil di 2,1 miliardi di euro, secondo l'ultimo report del Centro studi e ricerche sull'immigrazione della Fondazione Leone Moressa. Ma da qui al 2028, il fabbisogno di occupati immigrati sarà di almeno 11.300 unità. Attualmente i lavoratori stranieri, in Abruzzo, rappresentano appena il 16,2% del fabbisogno totale nei diversi settori. E c'è un secondo ordine di problema: gli stranieri hanno contratti di lavoro più precari, troppo spesso irregolari e con paghe da fame.
RISCHIO SFRUTTAMENTO
È nel comparto agricolo che si riscontrano le anomalie maggiori. Stando all’ultimo censimento dell’agricoltura, elaborato da Openpolis, nel 2020 gli stranieri, comunitari ed extra-comunitari), impiegati nelle imprese agricole non a conduzione familiare o individuale erano quasi 8.606, circa un terzo del totale, pari a 23mila lavoratori e lavoratrici nella stessa tipologia di azienda. «Tuttavia, nonostante gli stranieri siano il 36,6% del totale, se prendiamo in considerazione i contratti con forma continuativa questa percentuale si ferma al 28%. Al contrario, se parliamo di contratti con forma saltuaria», viene spiegato nel report, «gli stranieri rappresentano il 40,2% del totale. In altre parole, in Abruzzo i lavoratori in agricoltura non italiani hanno forme di contratto più precarie rispetto ai colleghi italiani. In questo caso, non parliamo di caporalato in senso stretto, storicamente meno diffuso in regione rispetto ad altri territori del sud, ma siamo di fronte a dati che danno in qualche modo la misura di come le persone straniere siano più esposte ai rischi dello sfruttamento».
È l'osservatorio Placido Rizzotto, che annualmente pubblica il rapporto “Agromafie e caporalato”, a evidenziare come anche in Abruzzo ci siano procedimenti giudiziari aperti legati al caporalato.
Si sarebbero verificati in provincia di Teramo (nel capoluogo e a Giulianova) e soprattutto nella zona del Fucino, in provincia dell’Aquila, e in particolare nei territori comunali di Avezzano, Pescina e Luco dei Marsi. «Per le aziende agricole della zona del Fucino», spiega la ricerca di Openpolis, «le lavoratrici e i lavoratori stranieri sono una risorsa, tuttavia il settore si nutre annualmente di un flusso di migranti stagionali che rientrano nei cosiddetti "decreti flussi" per l’ingresso regolare in Italia. Alcuni lavoratori stranieri sono integrati nel tessuto sociale dei paesi marsicani, nelle aree interne abruzzesi, ma c’è anche chi è soggetto a sfruttamento e caporalato».
PAGHE MISERE
Le condizioni di lavoro negli ultimi anni sono migliorate, anche grazie al progetto Diagrammi Sud, ampio partenariato che prevede per un anno la presenza sul territorio degli operatori dell’organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), un’agenzia dell’Onu. Con la Caritas vengono garantiti servizi di attenzione alla persona: informazione sui diritti-doveri dei lavoratori, miglioramento della lingua, supporto socio-sanitario ai lavoratori stranieri nelle campagne. «Fino all’arrivo dell’agenzia Onu», evidenzia Openpolis, «la paga oraria media era di 4,5 euro l’ora, per un totale di circa 45 euro netti per ogni turno da 10 ore di lavoro. Alcune imprese utilizzavano anche bonus governativi per risparmiare sul costo del lavoro».
NUOVI OCCUPATI STRANIERI
Stando al Rapporto annuale 2024 sull’economia dell’Immigrazione, curato dalla Fondazione Moressa e presentato al Viminale e alla Camera dei Deputati, sono 5,1 milioni gli stranieri residenti nel 2023 in Italia, 8,7% della popolazione totale. La presenza straniera è mediamente più giovane (35,7 anni stranieri / 46,9 anni italiani) e offre un contributo positivo nel contrastare l’inverno demografico in corso: tra gli stranieri, sono 10,4 i nati ogni mille abitanti e 1,9 morti; tra gli italiani, 6,3 nati e 13,1 morti per mille. Il tasso di occupazione degli immigrati nel 2023 era il 61,6%, con 2,4 milioni di lavoratori stranieri (10,1% del totale). Tra il personale qualificato gli stranieri salgono al 29,2%, mentre tra le professioni qualificate e tecniche sono appena il 2,5%, segno di una forte segmentazione del mercato del lavoro. Secondo le previsioni Unioncamere – Excelsior, nel quinquennio 2024-2028 le imprese italiane avranno bisogno di 3 milioni di nuovi occupati, di cui 640 mila immigrati (21,3%).
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