Gli studenti a lezione di sicurezza stradale nel nome di Scarponi

28 Novembre 2019

Il fratello del campione di ciclismo che morì investito  ha fondato una onlus per progetti di educazione alla guida

PESCARA. «Da quel giorno, nella mia famiglia c'è un vuoto enorme e quotidianamente dobbiamo cercare un modo per attraversarlo. Questo modo è la Fondazione, un mezzo per trasformare un dolore inenarrabile in qualcosa di positivo per gli altri. Ricordare Michele nel modo più bello e utile possibile che è quello di lottare contro la violenza stradale». A parlare agli studenti dell'istituto Alessandro Volta di Pescara, è Marco Scarponi, fratello di Michele, il campione di ciclismo, morto in seguito a un incidente stradale nell’aprile 2017, investito da un furgone durante l’allenamento. «Le vittime della violenza stradale sono fratelli, nonni, mamme, figli. Michele non era solo un ciclista. Era padre di due bambini che oggi hanno sette anni e che aspettano tutti giorni che ritorni a casa. Ma lui non tornerà più», prosegue Marco Scarponi. Ieri mattina l'istituto superiore, guidato da Maria Pia Lentinio, ha ospitato la proiezione del docufilm “Gambe”, nell'ambito di un incontro organizzato da PescaraBici. La famiglia del ciclista ha istituito la Fondazione Michele Scarponi Onlus che crea e finanzia progetti che hanno come fine l’educazione al corretto comportamento stradale, a una cultura del rispetto delle regole e dell’altro.
«Nel documentario ho raccolto testimonianze», spiega Marco Scarponi «per definire la mission della Fondazione, tra gli amici di Michele, ciclisti professionisti, familiari di vittime della violenza stradale, esponenti dell'Aci, della polizia, dell'Università, fino ad arrivare a urbanisti e a giornalisti, perché credo che il tema della comunicazione sia fondamentale per cambiare l'attuale modello autocentrico e spostare il fulcro dalle auto alle persone. Il tema della sicurezza è molto più ampio del semplice rispettare le regole della strada». Secondo i dati del Viminale, in Italia muore sulla strada un ciclista ogni 32 ore. Da uno studio Istat, nel 2018, emerge che sono 76 le vittime di incidenti stradali in Abruzzo, con un aumento rispetto al 2017 del 10,1%. I feriti sono 4.683 (più 6,6%). Gli incidenti avvengono soprattutto su strade urbane (65,3%), poi le extraurbane (27,7%) e in ultimo le autostrade e i raccordi (7%) per cause che riguardano il mancato rispetto della precedenza (15,1%), alta velocità (12,7%) e distrazione alla guida (11,6%). Gli utenti della strada che perdono la vita negli incidenti sono per il 47,4% occupanti di autovetture, motociclisti per il 28.9%, pedoni per l'11,8 e ciclisti per il 2,6. L'analisi Istat mette in evidenza nel tempo una diminuzione delle vittime e dei feriti tra gli automobilisti, ma una costanza tra ciclisti e pedoni.
«C'è tanto da fare per quanto riguarda il tema della sicurezza sul nostro territorio», dichiara Filippo Catania, presidente di Fiab Pescarabici. «Abbiamo avviato una buona collaborazione con l'amministrazione comunale che ha aperto una linea di dialogo, nella quale presentiamo istanze, ma avanziamo anche proposte. Tra queste, l'ultima in ordine di tempo, risalente a circa un mese fa, è quella relativa all'inserimento di segnaletica verticale prima degli attraversamenti delle piste ciclabili, ovvero nei punti di intersezione con le strade carrabili. Quei nodi pericolosi, al momento indicati solo con la segnaletica orizzontale che è evidentemente non sufficiente. Abbiamo proposto», prosegue Catania, «anche lo spostamento della pista ciclopedonale di viale Regina Margherita, sul lato monte, conservando i posti auto, che andrebbero a costituire una barriera per la ciclovia, e rimuovendo i cordoli attualmente presenti che potrebbero essere ricollocati su via Conte di Ruvo».
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