Gli studenti pronti alla protesta: «Penalizzati da tre anni di dad»

PESCARA. Preoccupazione, sconcerto. Gli studenti delle scuole superiori di Pescara non hanno preso affatto bene il ripristino delle due prove scritte per la maturità 2022. Se per i dirigenti si...
PESCARA. Preoccupazione, sconcerto. Gli studenti delle scuole superiori di Pescara non hanno preso affatto bene il ripristino delle due prove scritte per la maturità 2022. Se per i dirigenti si tratta di ritorno alla normalità pre Covid, per i ragazzi gli scritti sono fonte di ansia e per molti anche un'ingiustizia.
«Siamo rimasti stupiti», ammette Camilla Costantini rappresentante d’istituto al liceo classico Gabriele d'Annunzio. «L’annata 2003 è quella che ha passato più tempo in dad, rispetto alle 2001 o 2002 che hanno sostenuto la maturità solo con prove orali. Sono tre anni che ci troviamo in una situazione di precarietà e questo esame non è adatto alle condizioni che stiamo vivendo adesso. Ci sembra che il ministero non sappia che cosa avviene realmente nelle scuole». Seguendo la scia di mobilitazione a livello nazionale, anche le scuole pescaresi puntano alla protesta. «Tutto questo ci ha sconvolti e quindi riteniamo necessario muoverci. Speriamo possa cambiare qualcosa, facendo sentire la nostra voce». Unica nota di conforto per i ragazzi, non sufficiente però a mandare giù il boccone amaro, è la commissione interna. «I nostri professori sono consapevoli del percorso fatto in cinque anni, ma non crediamo sia un’agevolazione così grande, perché comunque saremo valutati sulla singola performance», dice Camilla.
«Uno degli aspetti ragionevoli è dato dalla commissione interna», evidenzia Simone Triozzi, rappresentante al Volta. «L'aggiunta di due prove scritte è stata destabilizzante, però sapere che sarà il consiglio di classe a strutturare la seconda prova ci fa fare un sospiro di sollievo. È il terzo anno che siamo in dad e quindi il nostro apprendimento è stato deviato da questo». Sul piatto della bilancia dei contro, c’è anche il peso, in termini di valutazione, che gli scritti avranno. Per il voto finale, 40 punti arriveranno dal percorso scolastico dal terzo al quinto, e 60 dalle prove (20 ciascuna). «Ciò che preoccupa di più gli studenti», continua Triozzi, «è che le prove incideranno per il 60 per cento sul voto finale, e invece crediamo che si dovrebbe tenere di più conto del percorso complessivo».
«Il malcontento serpeggia sia tra coloro che devono fare l’esame quest’anno che tra quelli che devono sostenerlo l’anno prossimo», analizza Matteo Lombardi, rappresentante al Galilei. «Nei prossimi giorni promuoveremo un sondaggio tra i ragazzi per capire cosa ne pensano e per valutare qualche eventuale mobilitazione. Il fatto che la commissione sia composta dai nostri professori è rassicurante, ma è all’interno di un insieme che non si bilancia solo con questo aspetto». «Siamo rimasti sconcertati da questa notizia», aggiunge Niccolò Teofili, rappresentante d'istituto al liceo scientifico Leonardo da Vinci. «La didattica a distanza ha funzionato e, seppure con degli aspetti da migliorare, non ha lasciato indietro gli studenti, ma psicologicamente la prova scritta grava su noi ragazzi. L’aspetto confortante è il sapere che la commissione sia interna».
(m.pa.)

