Golena sud, torna l’accampamento Al centro Britti ospitati 100 poveri

6 Febbraio 2018

PESCARA. Coperte, cartoni, bottiglie di alcolici, buste con il cibo. Nel centro storico, sotto al ponte di ferro, il bivacco dei disperati è tornato esattamente come prima. Sono state sufficienti...

PESCARA. Coperte, cartoni, bottiglie di alcolici, buste con il cibo. Nel centro storico, sotto al ponte di ferro, il bivacco dei disperati è tornato esattamente come prima. Sono state sufficienti poche ore dallo sgombero eseguito martedì scorso dalla polizia municipale e l’accampamento si è ricomposto esattamente come una settimana fa. È tornato tutto come sempre: d’altronde, sono anni che quel punto è costantemente occupato da chi non ha una casa e trascorre lì anche la notte, al freddo, su giacigli di fortuna, tra sporcizia e rifiuti di ogni genere. Nonostante l’attenzione del Comune e del nucleo Antidegrado della municipale sia «costante» su questa zona, come ha dichiarato l’assessore Gianni Teodoro, la situazione non cambia molto, anzi.
Se appena una settimana fa sembrava tutto in ordine, ora l’immagine di degrado è tornata campeggiare nell’area che si trova a pochi passi dal parcheggio della golena sud. E con il passare dei giorni si può solo scivolare più in basso perché in quel punto si concentrano persone senza dimora che rifiutano altre sistemazioni, ad esempio al centro Britti e alla Caritas. Eppure il centro Britti funziona e funziona bene. Lo dicono i numeri, ufficializzati in questi giorni dal Comune che, attraverso l’assessore Antonella Allegrino, ha aperto la struttura di via Rio Sparto per dare accoglienza ai senza tetto nei periodi più freddi dell’anno. In un mese, dal 30 dicembre al 30 gennaio, si sono rivolti al centro Britti un centinaio di senza dimora, in gran parte italiani, ma anche di altre nazionalità, e cioè romeni, marocchini, albanesi, nigeriani, polacchi e russi.
I posti letto a disposizione sono 70 e ogni sera gli ospiti sono tra le 40 e le 50 persone. Lì troveranno un posto caldo dove dormire fino alla fine di febbraio, annuncia Allegrino ricordando che il centro è aperto dalle 19 alle 9 del mattino e al suo interno sono operativi i volontari dell’associazione On the Road, delle Comunità Papa Giovanni XXIII e Sant’Egidio, dell’associazione culturale Emozioni, dell’Ordine di Malta, della P.E.A (Psicologia Emergenza Abruzzo), gli scout giovani, i volontari Aristide Ricci e Michel Janssens, che è stato lui stesso un senza tetto. Hanno dato un contributo anche il Banco Alimentare e i parrocchiani delle chiese di San Gabriele e Santa Lucia, con prodotti per la colazione, mentre alcuni artisti hanno intrattenuto gli ospiti.
«Questa sperimentazione», spiega sempre l’assessore, «ci ha consentito di ridurre di circa un terzo le spese che negli anni passati sono state sostenute per ospitare i senza tetto negli alberghi convenzionati». I risultati sono positivi, per Allegrino, perché «il Centro è diventato un punto di riferimento per i senza dimora presenti sul territorio, che hanno avuto modo di usufruire di questa possibilità su invito delle associazioni di volontariato che ci stanno affiancando e sono attive con le unità di strada».
Soddisfatti anche gli altri protagonisti di questa esperienza. Massimo Ippoliti, di On The Road, sottolinea che al Britti hanno trovato ospitalità, in un clima «di grande serenità», persone che hanno vissuto storie drammatiche: c’è un uomo di 30 anni che vive in strada da quando ne aveva 18, vittima di violenza in età adolescenziale, fuggito da casa e vissuto in tante case famiglia dove non è mai riuscito a sviluppare relazioni positive. E poi ci sono un uomo che vive in strada da quasi 30 anni, con problematiche a livello cognitivo, un commerciante di successo che si è abbandonato all’alcol nonostante la pensione discreta e ha accettato di entrare al Britti anche un 92enne, senza tetto convinto, che ha sempre voluto dormire in strada. Tra gli ospiti anche un senza dimora che da anni si rifugia nella stazione di Montesilvano e fatica a stare in compagnia.
Per Luca Fortunato, della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’attivazione del Centro è stata una novità positiva, «altrimenti molte persone sarebbero rimaste all’aperto. Il dormitorio della Caritas, infatti, è sempre pieno. Ora i senza dimora hanno un punto di riferimento». E per questo motivo Daria Secchiati, della Comunità di Sant’Egidio, dice che l’ideale sarebbe «lasciare operativa la struttura tutto l’anno».
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